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SCENARIO/ L'affaire Fini, la casa a Montecarlo fan solo rimpiangere la Prima Repubblica

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Condivido in pieno il lead di un fondo del mio vecchio direttore Piero Ostellino, scritto sul Corriere della Sera ieri:"Se si solleva lo sguardo dalla congiuntura delle cronache giornalistiche quotidiane, e si guarda al quadro d'insieme, lo spettacolo sovrastante gli avvenimenti degli ultimi mesi - crisi della maggioranza di governo, eventualità di elezioni anticipate, prospettive di evoluzione della situazione - è desolante. Solo l'insipienza della classe politica, la programmatica malafede di certi media, un'opinione pubblica frastornata, e ormai incapace di discernere, poteva ridurre a una questione tra berlusconismo e antiberlusconismo l'inattualità delle istituzioni, l'inconsistenza della cultura politica nazionale, la fragilità che ne sono emersi. L'intero spettro delle regole, dei principi e degli istituti della nostra vita politica si sono sfarinati, mentre troppi italiani si comportano come degli ultra in uno stadio di calcio".

 

Occorrerà meditare, nei prossimi mesi, su questa frase. Perché così non si pone solo una questione di carattere istituzionale, che esiste sia ben chiaro, ma anche di carattere antropologico. E' come se la storia contraddittoria ma sostanzialmente positiva di questa Italia repubblicana, che è riuscita a sollevarsi da una gravissima sconfitta militare subita nel 1945, fosse nascosta sotto una coperta sporca, per collocarci sopra il monumento alla cosiddetta "seconda repubblica". E purtroppo e un popolo intero che sembra non avere più le grandi capacità del passato. Consumato, tra proteste popolari guidate dai media e dalle procure della repubblica, il triennio 1992-1995, sono seguiti quindici anni di delirio istituzionale, politico e sociale, dove i proclami più sonanti sono sempre rivolti a una nuova moralità, alla necessità di regole e soprattutto di regole nuove. Si potrebbe riempire una biblioteca con queste altisonanti declamazioni.  

 

E nello stesso tempo, mentre si faceva l'epinicio della moralità, il Paese appariva sempre più smarrito, incerto di fronte alle acrobazie inutili di una classe dirigente che si perde nel nulla del gossip e non affronta mai i veri problemi.

 

C'è voluta una grande crisi finanziaria per riscoprire la necessità del lavoro e del risparmio, ma qualsiasi altro settore della vita pubblica è al centro di discorsi fatti solo su luoghi comuni e si può tranquillamente aggiungere banali. C'è una riflessione del Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga nella sua intervista in "Fotti il potere" prima di morire. Diceva Cossiga: "E' l'epoca, d'accordo. Ma è difficile dire se di quest'epoca l'élite politica sia figlia o madre. Certo è che il dibattito pubblico è passato dai tragici greci alle soap-opera televisive, da Shakespeare ai Baci Perugina. E degli "arcana imperii" (che tradurre con i segreti del potere sarebbe riduttivo) nessuno sospetta più l'esistenza".

 

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COMMENTI
27/09/2010 - questione morale (luisella martin)

Non ho niente da aggiungere. L'analisi fatta é ahimé chiarissima. Temo che nemmeno Silvio riuscirà, domani,a risollevare il morale della gente comune come me. Se potessi farlo gli direi di mollare.A mio parere i ministri e i parlamentari di destra e di sinistra che non hanno capito l'umore del popolo italiano in questi giorni, sono troppi!

 
25/09/2010 - casa montecarlo (paola lviano)

Fini mi delude,arranca,fa la voce grossa,colpevolizza altri;dov'è finito il nostro Giafranco?L'unico risultato che otterrà sarà quello di regalare la nazione a Vendola.