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SCENARIO/ 1. Ostellino: solo una riforma fiscale (e liberale) può farci dimenticare Tulliani &C.

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«Sono contrario all’ipotesi del governo tecnico (che in realtà è “politico” perché sostenuto da una maggioranza politica) per il semplice fatto che non riflette, ma tradisce, il volere popolare. Non lo dico perché non si debba rispettare una Costituzione che è ancora quella di un regime parlamentare, ma perché nel frattempo il mondo è cambiato ed è cambiata anche l’Italia. È una soluzione che poteva valere durante la Prima Repubblica, quando si trattava di mettere d’accordo i partiti anticomunisti per impedire al Pci di andare al governo, ma ora che l’alternanza è possibile che senso ha?».

La frammentazione a cui si riferiva prima sembra però già in atto visto che il morbo della scissione nel frattempo si è esteso al Pd, all’Udc e non solo...

«Penso che la causa principale sia la crisi dei due maggiori partiti. I sondaggi ci dicono che Pd e Pdl stanno morendo lentamente. E così, all’interno delle diverse forze politiche, i vari “signori della guerra” si fanno avanti per fare il proprio partito e combattere gli altri».

Sono segnali che anticipano la fine del bipolarismo?

«Può essere, anche se l’unica previsione che mi azzardo a fare è che, se continuiamo così, ci candidiamo a diventare il “Paraguay d’Europa”».

Da dove nasce questa convinzione?

«Dal fatto che il Paese non sembra più avere capacità di reazione. La guerra tra guelfi (berlusconiani) e ghibellini (antiberlusconiani) finirà quando Berlusconi smetterà di fare il Presidente del Consiglio e andrà a vivere in un’isola dei Caraibi. Il dramma è che, anche se molti sono convinti del contrario, dopo l’uscita di scena del Cavaliere niente cambierà. È la cultura politica del Paese ad essere arretrata».

Può fare un esempio?


«Pensiamo a Napoli. Pochi giorni fa la stampa ci ha informato che per le strade è ricomparsa la spazzatura. Significa che il governo non è riuscito a risolvere l’emergenza? Certo, ma il problema fondamentale è un altro: se questo accadesse in un Paese civile e moderno i cittadini prenderebbero in mano le scope e pulirebbero le strade. In Italia, invece, ci si aspetta che lo Stato dall’alto faccia quello che in molte circostanze dovremmo fare noi».

Che concezione c’è dietro questa posizione?

 

  

 

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COMMENTI
28/09/2010 - dimenticare Tulliani & C (luisella martin)

Un'intervista interessante...Noi,popolo italiano,potremmo scendere per le strade di Napoli e ripulire la "monnezza", dimenticandoci della casa di Montecarlo,delle escort,delle udienze di "tangentopoli, di Tanzi eccetera eccetera, fino ad arrivare a dimenticare che il figlio del nostro collega ha ottenuto un posto di lavoro con le raccomandazioni di politici più potenti di quelli ai quali ci siamo rivolti noi...e perché lo faremmo? Perché finalmente i nostri parlamentari si sono accordati a fare la riforma fiscale! Non credo proprio! Il relativismo di cui parla Benedetto XVI non ritiene solo uguali tutte le religioni, ma anche tutti i partiti politici, fino ad arrivare a ritenere accettabili tutti i comportamenti illegali, spregevoli ed immorali che riguardano noi stessi o la nostra parte politica e inaccettabili tutti i comportamenti che riguardano gli altri. Io credo che solo quando ciascuno di noi ammetterà i propri errori, diventeremo un popolo all'altezza del nostro eroismo, della nostra grandezza intellettuale e morale. Nell'attesa cerchiamo almeno di non puntare sempre il dito contro l'altro: singolo, partito o popolo che sia!

 
28/09/2010 - Ostellino 28.09.2010 (alberto servi)

SCENARIO/ 1. Ostellino: solo una riforma fiscale (e liberale) può farci dimenticare Tulliani &C. Si può non condividere ? Non mi sembra proprio il caso.