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SCENARIO/ 1. Ostellino: solo una riforma fiscale (e liberale) può farci dimenticare Tulliani &C.

Berlusconi_FiniR400.jpg (Foto)



«Quella dello Stato-Papà, che in un attimo diventa lo Stato-Padrone che può infligge ai cittadini tasse superiori a quelle che è lecito sopportare. È un’idea che viene da lontano, dalla Costituente, dalla Costituzione, da una certa idea di collettività a scapito del singolo individuo. Si pretende di essere liberi a condizione che lo Stato provveda e che i singoli cittadini non siano responsabili di niente. E così ci ritroviamo in un Paese pietrificato nel conservatorismo, che spera soltanto di sopravvivere. Un sistema in cui si campa su quello status quo che nessuno, in termini culturali, sembra in grado di vincere e che nessuno, in termini istituzionali, vuole cambiare. A questo proposito anche i giornali non sono da meno».

Cosa intende dire?


«Sono lo specchio del Paese e di questa crisi. La maggior parte di loro è in perfetta malafede, ha abdicato e si è ridotta al ruolo di interprete dell’assurda guerra tra berlusconiani e antiberlusconiani».

Si riferisce alle recenti inchieste giornaliste e alle accuse incrociate di “pataccheria” e di spionaggio?


«Non proprio, a mio parere Il Giornale meriterebbe il premio Pulitzer perché ha fatto una grande inchiesta. Può piacere o meno, questo è un problema dei lettori. Il problema è che la richiesta di dimissioni nei confronti del Presidente della Camera aveva una ragione politica: l’incompatibilità tra il ruolo di garanzia che dovrebbe svolgere e quello di oppositore dichiarato del governo, che poi è andato a ricoprire.
A proposito di cultura politica, l’incapacità in questo caso è tutta della nostra classe dirigente (nello specifico del Pdl) che ha ridotto un problema politico a una questione immobiliare. Il risultato? Fini si è dissociato dal cognato e nessuno ha saputo replicare».

Se questa è la diagnosi generale, anche le ipotesi di riforma costituzionale o di riformare la legge elettorale sembrano soltanto dei palliativi…


«Certamente. D’altra parte, le riforma costituzionali si fanno se si ha coscienza che la Costituzione non è un monumento di pietra sul cammino dei cittadini, ma che è qualche cosa che vive la vita dei cittadini. Jefferson stesso, quando nacque la costituzione americana, disse che avrebbe certamente subito dei cambiamenti nel corso della storia. Da noi invece viene considerato intoccabile un documento scritto da partiti che non esistono più, in un mondo in cui si pensava ancora che il comunismo fosse il superamento del capitalismo. Siamo fermi al 1947. Se non ci rimettiamo in moto quale futuro ci aspetta?».

(Carlo Melato)

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COMMENTI
28/09/2010 - dimenticare Tulliani & C (luisella martin)

Un'intervista interessante...Noi,popolo italiano,potremmo scendere per le strade di Napoli e ripulire la "monnezza", dimenticandoci della casa di Montecarlo,delle escort,delle udienze di "tangentopoli, di Tanzi eccetera eccetera, fino ad arrivare a dimenticare che il figlio del nostro collega ha ottenuto un posto di lavoro con le raccomandazioni di politici più potenti di quelli ai quali ci siamo rivolti noi...e perché lo faremmo? Perché finalmente i nostri parlamentari si sono accordati a fare la riforma fiscale! Non credo proprio! Il relativismo di cui parla Benedetto XVI non ritiene solo uguali tutte le religioni, ma anche tutti i partiti politici, fino ad arrivare a ritenere accettabili tutti i comportamenti illegali, spregevoli ed immorali che riguardano noi stessi o la nostra parte politica e inaccettabili tutti i comportamenti che riguardano gli altri. Io credo che solo quando ciascuno di noi ammetterà i propri errori, diventeremo un popolo all'altezza del nostro eroismo, della nostra grandezza intellettuale e morale. Nell'attesa cerchiamo almeno di non puntare sempre il dito contro l'altro: singolo, partito o popolo che sia!

 
28/09/2010 - Ostellino 28.09.2010 (alberto servi)

SCENARIO/ 1. Ostellino: solo una riforma fiscale (e liberale) può farci dimenticare Tulliani &C. Si può non condividere ? Non mi sembra proprio il caso.