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SILVIO BERLUSCONI/ Il testo integrale dell'intervento alla Camera

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Significa completare la riforma liberale, che annunciammo sin dalla nostra discesa in campo, assicurando che il principio fondamentale del "tutto è consentito tranne ciò che è vietato" sia applicato con chiarezza e trasparenza anche nel nostro Paese. Significa superare un sistema produttivo ancora fondato su un modello spesso anacronistico di relazioni sociali che ancora richiama un presunto conflitto capitale-lavoro. Significa fornire i nostri cittadini e le nostre imprese di fonti di energia economicamente convenienti, rispettose dell’ambiente e che nel contempo riducano la pericolosa dipendenza energetica del nostro Paese.

E la sola risposta oggi è il nucleare, una sfida che dobbiamo perseguire con convinzione e determinazione.
Significa potenziare in modo sostanziale il nostro sistema educativo, a partire dalla scuola, fino all’università e la ricerca. L’eccellenza della filiera educativa è imprescindibile in un paese in cui l’unica materia prima sono i nostri giovani. E se non siamo in grado di valorizzare i nostri figli il nostro sarà un Paese senza futuro.


Onorevoli colleghi, ho anticipato che non intendo ignorare le questioni politiche che gravano sul governo e sul futuro del nostro Paese.
Siamo convinti che il nostro governo in questi due difficili anni abbia lavorato sodo con risultati ampiamente positivi.
Perché allora – è inevitabile porsi questa domanda -, nonostante questi risultati, sono sorte all’interno della maggioranza distinzioni e divergenze, che hanno condotto alcuni parlamentari del Pdl a formare un nuovo gruppo parlamentare?

Ho sempre sostenuto che, ferma restando l’intangibilità del programma di governo sottoscritto con gli elettori, tutto il resto si può dibattere e migliorare.
E’ evidente che un governo, dopo le elezioni, si può trovare alle prese con condizioni politiche e con problemi nuovi scaturiti da eventi imprevedibili, come quello ad esempio della crisi economica internazionale da cui la necessità ovvia di scelte nuove e non già codificate dal punto di vista politico. Non vi è dubbio, perciò, che su problemi nuovi, o sulle modalità di realizzazione del programma di governo in situazioni mutate, vi possa essere un necessario e legittimo dibattito all’interno dei partiti della maggioranza, discussione che può contribuire a mettere a punto una strategia più efficace nella risposta ai bisogni e di conseguenza capace di raccogliere un maggiore consenso.

La mia stessa indole personale è sempre stata aperta alla ricerca di soluzioni più avanzate e migliori attraverso il confronto e l’apporto di contributi diversi. E’ indubbio che negli scorsi mesi la dialettica interna alla maggioranza ha molte volte superato i limiti fisiologici del confronto sulle idee e sul modo migliore di realizzare il programma sul quale si è raccolto il consenso del popolo italiano. Si è assistito a critiche aprioristiche al Governo ed a chi ha avuto dal popolo il mandato a guidarlo.