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SILVIO BERLUSCONI/ Il testo integrale dell'intervento alla Camera

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Con il voto del 2008 è stata ridotta drasticamente la frammentazione politica, è stata scelta con nettezza una maggioranza di governo e un’opposizione, ciascuna con la propria leadership.
Più del 70 per cento dei suffragi si è infatti concentrato sui due maggiori partiti, il Popolo della libertà e il Partito Democratico. Si è trattato della prima grande riforma voluta e certificata dal popolo nel segno di un bipolarismo maturo, con il riconoscimento reciproco tra avversari e teso a mandare definitivamente in archivio le pratiche della vecchia politica. Sia il mio discorso di presentazione del Governo alle Camere, sia il discorso del leader dell’opposizione, pur nelle fisiologiche e necessarie distinzioni, ebbero un comune denominatore: quello della responsabilità di fronte all’Italia e agli italiani. Si apriva un varco per quello spirito riformatore più volte auspicato in questi anni anche dal Capo dello Stato.

L’allora leader del Partito democratico, onorevole Veltroni, citò una riflessione di uno dei Padri Costituenti, Piero Calamandrei, che personalmente condivido in tutte le sue parti, mentre altri ne ricordano sovente soltanto la prima. Diceva Calamandrei: “Il regime parlamentare non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza. Quest’ultima, a sua volta, deve avere rispetto per la legittimità elettorale della maggioranza e la legittimità costituzionale del Governo”.

Da qui, credo, si dovrebbe ripartire per dare un senso compiuto a questa legislatura che, negli auspici di molti, era considerata "costituente". E dovremmo farlo senza compromessi al ribasso, assumendoci ciascuno la nostra parte di responsabilità, praticando il rispetto dell’avversario al posto della faziosità. Lo dissi il 25 aprile 2009 ad Onna, martoriata dal terremoto e ancora memore dell’eccidio nazista, e lo ripeto oggi. Dovremmo lasciarci definitivamente alle spalle i residui di una Guerra Fredda che ancora oggi divide troppo spesso il Paese in schieramenti ideologici e non in legittime contrapposizioni democratiche. Questo purtroppo non è successo. L’Italia, unico Paese d’Occidente, sembra rimanere vittima di un passato che non passa.

C’è stata invece un’opposizione preconcetta e distruttiva, che qualche forza politica ha spinto fino al linguaggio intriso di odio continuo, sistematico e violento. In giro vedo, e sento, ancora troppo odio, e la storia - anche quella recente - ci ha insegnato che spesso l’odio ha armato la mano dell’eversione. E poiché i segnali di intolleranza politica o addirittura di violenza si sono moltiplicati negli ultimi mesi, tutti dovremmo esserne consapevoli e preoccupati.