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SILVIO BERLUSCONI/ Il testo integrale dell'intervento alla Camera

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E’ assolutamente, assolutamente indispensabile dunque, ritessere il filo della coesione nazionale. Siamo chiamati tutti a obbedire all’imperativo del bene comune che dà nobiltà alla politica e toglie legittimità ai rancori personali. Ho apprezzato lo spirito unitario con cui questo Parlamento ha dato sempre unanime sostegno ai militari impegnati nelle missioni all’estero, che sono il fiore dell’Italia migliore. Sento il dovere di rivolgere un commosso saluto al tenente Alessandro Romani, la trentesima vittima italiana in Afghanistan, dove i nostri soldati stanno tenendo alta con eroismo e grande professionalità la nostra bandiera e la bandiera della libertà di tutti i popoli che vogliono vivere in pace e in democrazia. A loro va il nostro sostegno, la nostra solidarietà, il nostro ringraziamento.

E’ necessario guardare avanti con realismo e con saggezza.
A questo fine dopo un breve accenno ai risultati dell’azione del governo in questi primi due anni, mi soffermerò sui principali obiettivi che intendiamo realizzare nella restante parte della legislatura. Lo farò senza eludere i nodi politici che, a mio avviso, hanno determinato l’attuale situazione e senza esimermi dall’affrontare le ragioni che hanno concorso a produrre una lesione nei rapporti interni alla maggioranza che nel 2008 ha ricevuto dagli elettori il mandato di governare. Partirò dunque dal rendiconto di ciò che abbiamo fatto.

Credo si debba oggettivamente formulare un giudizio largamente positivo su ciò che il governo ha realizzato nel corso di questi primi due anni, a cominciare dai risultati ottenuti sul fronte della crisi economica.
Avevamo avvertito, già durante la campagna elettorale, che si annunciavano tempi difficili anche per la nostra economia. Non ci siamo trovati dunque impreparati di fronte al precipitare della crisi. Nessuno tuttavia poteva pensare che essa sarebbe stata così grave e così profonda. Ho ripetuto più volte e lo ribadisco anche oggi, che l’Italia pur partendo da gravi difficoltà, a cominciare dal suo enorme debito pubblico, ha affrontato questa crisi attraverso misure e provvedimenti che sono stati giudicati efficaci da tutti gli organismi internazionali. Potrei anche dire che ha affrontato la crisi meglio di altri Paesi. Non è solo per merito del governo. Se questo è avvenuto lo si deve a tanti fattori, fra cui il modello economico italiano fondato sul tessuto delle piccole e piccolissime imprese, fondato sul ruolo sociale svolto dalle famiglie e da una rete di oltre 8000 comuni, fondato su un sistema bancario reso sano e solido dalla alta propensione al risparmio degli italiani, e assistito da un modello di garanzie e ammortizzatori sociali che ha retto bene di fronte alla crisi di molte aziende.

Il governo ha il merito di avere sostenuto questa realtà positiva, e di non aver compiuto l’errore, che molti governi invece hanno commesso, di aumentare in deficit la spesa pubblica, nell’illusione che l’aumento della domanda avrebbe fatto ripartire l’economia. L’Italia aveva bisogno di rigore e credibilità. Lo abbiamo fatto tenendo in ordine i conti pubblici e nello stesso tempo salvaguardando i redditi delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi.


 
 

 

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