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Politica

SILVIO BERLUSCONI/ Il testo integrale dell'intervento alla Camera

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Giustizia

La riforma della Giustizia è una priorità per il Paese, e il Governo rivendica i risultati già ottenuti, come la normativa e il Codice antimafia, l’introduzione del reato di stalking, la riforma del processo civile e la digitalizzazione del sistema giustizia.

Ora, in ottemperanza del programma votato dagli elettori, intendiamo completare tutti gli altri punti. Il nostro intendimento è quello di attuare una riforma complessiva della giustizia, sia civile che penale, con l’obiettivo di rendere più efficiente il servizio ai cittadini ed effettivo l’articolo 111 della Costituzione, affinché nel processo sia assicurata la parità tra accusa e difesa, per una maggiore tutela delle vittime e garanzia degli indagati.

Occorrerà intervenire sulla struttura del Csm con una riforma costituzionale che preveda due organismi separati, uno per i magistrati inquirenti e uno per i magistrati giudicanti, con il conseguente rafforzamento della separazione delle carriere. Occorrerà rafforzare, a maggior tutela dei cittadini, anche la normativa sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano.

E’ all’esame del Parlamento la legge a tutela delle alte cariche dello Stato. La stessa Corte Costituzionale ha infatti riconosciuto che “il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono alle alte cariche dello Stato costituisce un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello stato di diritto”.

La giustizia è un pilastro fondamentale dello Stato di diritto, l’uso politico della Giustizia è stato invece e continua ad essere un elemento di squilibrio tra ordini e poteri dello Stato, ed è dovere della politica ristabilire il primato che le viene non dai privilegi di casta, ma dalla volontà popolare. Spetta al legislatore fare le leggi, spetta ai magistrati applicarle, ovvero amministrare la giustizia. Negli ultimi sedici anni questo equilibrio è stato in troppi casi alterato. Vi è poi il tema della ragionevole durata dei processi, che per la loro lentezza rappresentano una delle piaghe della giustizia italiana, sofferta da tutti i cittadini.

I nove milioni di processi pendenti per cui l’Italia è il Paese più condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sono un macigno che dovremmo tutti voler rimuovere.

Il governo presenterà a breve un piano straordinario per lo smaltimento delle cause civili pendenti, e a ciò si aggiungerà l’attuazione della delega in tema di semplificazione dei riti del processo civile, la riforma della magistratura onoraria e la riforma delle professioni. Anche per questo riteniamo indifferibile un ulteriore aumento delle risorse per la Giustizia. Stiamo procedendo anche all’attuazione del piano carceri che consenta l’applicazione integrale dell’articolo 27 della Costituzione quanto alla umanità della pena ed alla rieducazione del detenuto. Non vanno ovviamente dimenticati i molti provvedimenti legislativi in corso di approvazione in tema di diritto sostanziale per meglio contrastare la criminalità, in particolare quello contro i fenomeni di corruzione.