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SCENARIO/ 2. La crisi Fini-Berlusconi? È la vendetta del porcellum

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

Il rilievo è paradossale, considerata l’opposta finalità invece perseguita dalla legge elettorale. Nell’implicito disegno di quest’ultima, infatti, la sostituzione del meccanismo delle preferenze con quello delle cosiddette “liste bloccate” (tale da sottrarre al singolo elettore la facoltà d’indicare nella scheda elettorale il candidato preferito) avrebbe dovuto sortire un differente effetto; avrebbe dovuto vincolare (rectius: asservire) al leader del partito d’appartenenza i voleri del singolo parlamentare, in modo da impegnare il consenso di quest’ultimo nelle votazioni parlamentari, pena la mancata candidatura nelle successive elezioni politiche.

 

Un tale sistema, di conseguenza, avrebbe dovuto assicurare alla maggioranza governativa una coesione, per così dire, militarizzata, fondata sull’indiscutibile e matematica certezza dell’adesione dei singoli parlamentari all’indirizzo politico del governo. In definitiva, una volta trasformati i parlamentari in semplici replicanti dei voleri del leader di riferimento, detto sistema avrebbe dovuto appiattire il controllo parlamentare sull’iniziativa governativa, svuotandolo di ogni effettivo potere d’intervento e di sanzione.

 

Con un’imprevedibile eterogenesi dei fini, per contro, proprio una tale evenienza è stata scongiurata in entrambe le legislature prese in considerazione. Con il che, ovviamente, non si intende tanto celebrare il dissenso dei parlamentari interessati, considerandolo ingenuamente alla stregua di una candida e distaccata proposizione di una linea politica scevra da contrapposti interessi ed esente da veti, ostruzionismi e pressioni d’altro genere. Più semplicemente, si intende sottolineare la necessità, per ogni sistema politico, di favorire la ricomposizione dell’eventuale dissenso interno alla maggioranza governativa attraverso gli ordinari strumenti del regime parlamentare, non invece attraverso quelli straordinari derivanti da illusorie e fallimentari scorciatoie. Conculcare la libera adesione del singolo parlamentare (sia pure in nome di una convenienza politica e/o di una prossima certa rielezione), indebolisce anziché rafforzare la coesione delle forze politiche e dei gruppi parlamentari, giacché manca di considerare l’incidenza e l’imprevedibilità del «fattore umano» sulle dinamiche politiche.

 

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