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FEDERALISMO/ Ecco perchè le regioni "virtuose" tengono tutti col fiato sospeso...

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- il decreto, molto realisticamente, deve purtroppo prendere atto di enormi lacune nei sistemi informativi di alcune regioni e si limita ad individuare come benchmark di appropriatezza ed efficienza tre grandi macroaggregati per il finanziamento della spesa sanitaria: il 5% per l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, il 51% per l’assistenza distrettuale e il 44% per l’assistenza ospedaliera. E’ evidente che per attivare un sistema credibile ci sarebbe bisogno di una serie ben più analitica di indicatori oggi non disponibili: questa è una lacuna da colmare in tempi rapidissimi, ma ritengo indispensabile che da subito si operi l’integrazione di almeno due indicatori: la spesa farmaceutica territoriale e il costo del personale. Così come il decreto dovrà prevedere dei meccanismi di premialità collegati agli indicatori benchmark di efficienza ed appropriatezza.

 

Le prime reazioni di alcuni Presidenti alla bozza di decreto hanno dato l’impressione di un prevalere di un atteggiamento di preoccupazione e diffidenza, che è assolutamente comprensibile di fronte ad una svolta che rappresenta per tutti una sfida, ma sono convinto che il confronto delle Regioni fra loro e con il Governo riuscirà a far emergere su tutto questo la convinzione che siamo di fronte ad una scelta ineluttabile per riuscire a coniugare l’esigenza di tenere sotto controllo la spesa pubblica ma contemporaneamente garantire a tutti gli italiani, dovunque risiedano, l’erogazione di un servizio sanitario di qualità.



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