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SCENARIO/ Folli: ecco perché Fini vuol seppellire Berlusconi e il bipolarismo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La possibilità di cambiare la legge elettorale non è realistica. Potrebbe diventare un elemento di scambio politico se ci fosse il patto di legislatura, ma io non credo che vi si arrivi, perché come tutti sappiamo sulla legge elettorale ci sono «duecentocinquanta» opinioni diverse anche solo tra coloro che la vogliono cambiare, e questi molto difficilmente arrivano ad aver la maggioranza in Parlamento. Ma se anche l’avessero, sarebbe una somma aritmetica che non avrebbe molto senso, data la diversità delle opinioni e la gamma di sfumature. Dovremmo immaginare un blitz di forze trasversali che fanno la riforma. Lei lo vede possibile, nel nostro Parlamento? Infine, un governo non ha alcuna possibilità di nascere su questo presupposto, fare cioè la legge elettorale e andare al voto.

 

Dopo aver bersagliato i tagli «lineari» di Tremonti e il federalismo a senso unico di Bossi, Fini quali interlocutori troverà?

 

In realtà Fini non ha alcun vantaggio a restare isolato, questo è evidente, esattamente come rimane evidente che il suo scopo è l’indebolimento di Berlusconi. In questo senso può fargli comodo tenere in piedi una relazione con Tremonti, nonostante tutto; e pure con Bossi, anche se è più difficile, perché i due bacini elettorali sono agli antipodi.

 

Nella notte si è svolto il vertice tra Berlusconi e Bossi. Secondo lei com’è andata?

 

Avranno attaccato Fini in modo pesante, soprattutto sulla questione della presidenza della Camera; avranno detto con ogni probabilità che il programma del governo deve essere ben definito, e che chi vota i punti programmatici deve essere coerente e leale. La logica in casa Pdl sarà quella di prendere o lasciare, mentre Fini punterà ad affrontare e discutere i singoli aspetti, per salvare il suo margine di manovra.

 

Cosa cambia secondo lei nella nostra politica dopo il discorso di Mirabello?

 

Fini è stato cofondatore del Pdl e se Fini dice che il Pdl non c’è più, il punto di vista non è indifferente: il Pdl cioè è davvero finito. Con esso termina una grande operazione che doveva consolidare il bipolarismo italiano, perché il Pdl doveva dimostrare esattamente questo, che si potevano amalgamare forze diverse in una forza che avesse una sua compattezza e coerenza. Si badi però che questo tentativo non ha funzionato nemmeno a sinistra, perché il partito a vocazione maggioritaria di Veltroni nasceva sulla base di queste stesse premesse, quelle di un Pd «uguale» al Pdl per vocazione, ma di segno opposto. Il quasi-bipartitismo è fallito. È qualcosa di serio su cui riflettere, e che riguarda il nostro intero assetto politico.

 

 



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COMMENTI
07/09/2010 - PDL-PD-UDC ecc. NON TE REGGOE PIU (vincenzo ioculano)

A fine Agosto c'è stato nel mio paese, un concerto per ricordare la figura del cantante Rino Gaetano. Il cantante nelle due ore di concerto ha cantato quasi tutte le sue canzoni,era moltissimo tempo che non ascoltavo quelle canzoni,la canzone che mi ha colpito di più è " Non te reggoe più ". Perchè faccio riferimento a questo testo, perchè le vicende politiche odorano di marcio.Gran parte della popolazione da nord a sud se ne frega dei giochi di potere.A mio parere bisogna puntellare questi personaggi? o desiderare cose grandi creando forme nuove, dove le persone e i loro desideri possono essere sostenuti.

 
07/09/2010 - Perché agitarsi tanto? (Michele Donnanno)

Perché agitarsi tanto? si domanda Martinelli. Perché Berlusconi è sotto scacco delle procure, e se arriva una condanna qualche grattacapo ce l'ha, e perché la Lega vede la possibilità concreta di dilagare al nord. Non basta? Anche a me non basta, se penso che sono quattro mesi che non c'è un ministro per lo sviluppo e in compenso abbiamo visto nominato una meteora di ministro pe l'attuazione del federalismo, se penso che ieri è stato ammazzato un sindaco e se penso che tra un po' ci sta una montagna di debito pubblico da rifinanziare. Ma se evidentemente bastano a Berlusconi e Bossi, alle veline che aspirano al seggio e alle trote in carriera vorrà dire che ce ne faremo una ragione.

 
07/09/2010 - La solita Italietta (Carlo Martinelli)

Non sono riuscito a comprendere il perchè politico per cui Fini sbava per la sepoltura di Silvio e del bipolarismo. Il mio perché? Per la solita sfrenata ambizione personale, come sempre. A mio parere, Silvio - supercommissionatore di sondaggi - non ha avuto gli esiti sperati e così è restìo alle elezioni (se no nel "pacchetto" avrebbe lasciato il processo breve, su cui Fini avrebbe rotto). Previsioni di risultati elettorali non brillanti perché la politica di Tremonti, forse inevitabile (forse no) per l'improvvisa crisi economica mondiale da contagio US, ha segato tanti, di destra e sinistra, e così addio a tante belle promesse del Pdl. Ho detto "forse" perché non sono un economista, ma comunque c'è n'è nel Pdl qualche altro oltre al nuovo "divo Giulio". Baldassarri, per es., che avrebbe voluto una politica economica meno drastica e che all'inizio d'anno fu molto aspro sui propositi del collega e ora è dato per disperso. Adesso comunque i giochi in economia sono fatti. Tuttavia non capisco tanto nervosismo nei big del Pdl. Se Fini fa cadere il governo, si va alle elezioni, se no si va avanti col programma. Intanto si fa campagna pre-elettorale. Tutto sta a quel che fa il compagno della signora Tulliani. Perché agitarsi?