BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Tra Bossi e Fini, Berlusconi sceglie Casini

Pubblicazione:mercoledì 8 settembre 2010

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Imagoeconomica)

Per ritrovare una situazione nodosa come quella attuale per Silvio Berlusconi, occorre tornare al periodo del primo ribaltone, anno domini 1994. Con Fini nel ruolo di Bossi: stessa tigna distruttiva, stesse sponde col Colle, ma due differenze colossali: il presidente della Camera è inamovibile e soprattutto non ha nessuna intenzione di provocare la rottura, contrariamente a quanto fece il Senatur 16 anni fa. E se il momento politico oggi è simile a quello che ha preceduto il vertice di villa Campari (quello dal quale la Lega uscì col vestito di mediatrice verso l’ex leader di An), ma inasprito dall’uscita della terza carica dello Stato a Mirabello, il tempo non gioca a favore del premier, preso com’è tra forze contrapposte.

 

Non è un caso se la parola “voto anticipato” è rimasta nelle bocche della Lega, e mai è stata pronunciata dal presidente del Consiglio in questi giorni. Bossi ha coinvolto il premier in una poco probabile ascesa al Colle per far pressione sul presidente della Camera invocando le sue dimissioni. Il Cavaliere non ha smentito, ma la mossa serve soprattutto a far salire la pressione: che Napolitano cacci Fini da Montecitorio è ipotesi surreale, oltre che fuori dalla Costituzione brandita ieri sera in tv dalla terza carica dello Stato.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
09/09/2010 - Quale "vero colpo di stato"? (Daniele Scrignaro)

Forse si sono persi alcuni mattoni strada facendo. Nel diritto romano la legge è sostanza, non forma. L'Italia non è una repubblica popolare, come la Cina, bensì parlamentare, come la Germania; neppure è presidenziale, come gli USA, e anche in questo caso non è che il presidente fa il monarca. Il presidente del Consiglio dei ministri (quarta carica dello Stato, non prima) è incaricato dal presidente della Repubblica – che non è obbligato a incaricare il capo della coalizione che ha vinto le elezioni –, non dal popolo. Il primo ministro propone la lista dei ministri al presidente della Repubblica, che li nominerà; non ha il potere di revocare ministri. Sempre la Costituzione obbliga il presidente della Repubblica ha cercare una maggioranza in Parlamento prima di sciogliere le Camere, quindi una maggioranza diversa non è un colpo di Stato (e se si deroga su aspetti così basilari, allora si "autorizzano" gli evasori fiscali, etc.). Fin qui "lex, dura lex, sed lex". Esco dall'oggettivo per un commento personale. Ci sono stati quindici anni per cambiare le regole e si è riusciti solo a portare a casa un "porcellum", quindi se un governo "tecnico" potesse cambiare la legge elettorale – restituendo le preferenze ai cittadini –, ben venga e poi si voti, diversamente sarebbe consegnare il Paese a chi ha fatto il ribaltone nel '94 e dice (ieri) di essere disposto a rifarlo.

 
08/09/2010 - Tradimento di FINI (donatella galli)

Gli elettori, nel 2008, hanno dato la loro fiducia alla coalizione PDL-LEGA (e cioè Berlusconi-Bossi) ed hanno approvato, con il loro voto, il programma di questa coalizione. CASINI era contrario a tutto questo, tant'è che si è ritrovato all'opposizione. FINI faceva parte del PDL ma non era il personaggio che il popolo si aspettava come capo del governo. (Già ha avuto in REGALO la presidenza della Camera e abbiamo visto tutti che uso ne ha fatto). Direi che se Bossi e Berlusconi non possono più portare avanti il programma perchè qualcuno (Fini o la sinistra o i magistrati) glielo impedisce è il caso di chiedere di nuovo agli italiani quiale vogliono che sia il loro destino. Qualsiasi altra soluzione diversa dalle ELEZIONI sarebbe solo un "escamotage" che maschera (e nemmeno molto bene)un vero COLPO DI STATO.

 
08/09/2010 - Grazie (Daniele Scrignaro)

Grazie di aver detto in chiaro ciò che tanti pensano: "il problema resta sempre Bossi" (e non solo per il caso Casini, ma perché tiene al guinzaglio il governo), ma non è "il" problema. Non è cosa nuova che nel nostro Paese comandino le minoranze – Craxi non è stato l'unico –, la novità di cui fa finta di non sapere è che è finita l'epoca delle ideologie ma non sono tornati gli ideali. Sembra che la scena politica sia in mano a bifolchi; che qualcuno possa diventare ultramegaricco senza rubare partendo dai pantaloni con le toppe e che arrivato in vetta smetta il vizio e si occupi del bene comune. Il Santo Padre è dovuto intervenire chiedendo che i cattolici entrino in politica: vuol dire che non ce n'è, almeno al punto di contare qualcosa. Abbiamo dato la birra anche agli USA: abbiamo cortocircuitato lobby e struttura politica. Peggio, stavamo per unificare de facto per tre anni (e forse più) potere esecutivo e legislativo (arrivare a ringraziare Fini, di radici dittatoriali, di aver dato fiato alla democrazia è il colmo). Perché in altri paesi non c'è rissa come da noi? Se ci va bene così è perché siamo diventati bestie? (Oppure Bossi ha intravisto che votando a breve, avendo concordato con Fini l' indebolimento di Berlusconi in cambio magari del Quirinale, toglie di mezzo l'incomodo per arrivare al Potere? E passiamo dalla padella alla brace.)