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SCENARIO/ Baldassarre: altro che Scudo, ci vuole l'immunità parlamentare

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Al vaglio i ricorsi dei giudici di Milano che contestano la violazione degli articoli 138 e 3 della Carta.  «Preferisco non avventurarmi in un giudizio su ciò che la Corte potrà decidere - prosegue Baldassarre -, ma non credo molto alle soluzioni intermedie (come ad esempio la cosiddetta “illegittimità parziale”) che vengono prospettate sui giornali. O il legittimo impedimento verrà dichiarato incostituzionale o verranno rigettati i ricorsi. Di conseguenza la responsabilità del legittimo impedimento ricadrà sul Presidente del Consiglio (disciplina attuale) o sul giudice che, a quel punto, avrà il potere di accertare l’esistenza dell’impedimento».

Ma qual è il suo giudizio generale sulla legge? «La disciplina del legittimo impedimento è molto meno invasiva rispetto alle ipotesi del passato perché si basa su un semplice concetto: in ragione delle sue attività istituzionali il premier non può presenziare ai processi che lo riguardano. Per questo non si può definire immunità, fa valere infatti una ragione legata all’attività istituzionale. Devo dire che effettivamente ha una sua logica».

Facendo un passo indietro, le precedenti decisioni della Corte su Lodo Alfano e Lodo Schifani sono state coerenti? «I due precedenti giudizi erano tra loro abbastanza coerenti, ma si trattava di vere e proprie immunità. Il caso in esame in questi giorni è invece assolutamente nuovo. Per questo, non si possono dedurre delle indicazioni sulla base delle precedenti decisioni».


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COMMENTI
14/01/2011 - IL RETAGGIO DI PONZIO PILATO (celestino ferraro)

Non saremmo la Patria del Diritto se non ci distinguessimo per i sofismi ricamati che impreziosiscono la nostra giurisdizione oltre ogni pregiudizio. Pilato, il procuratore romano della Giudea, quello che si lavò le mani del sangue di Gesù, fu il precursore di quello stile che decise di non decidere, in omaggio al principio di non interferenza in fatti che potessero turbare la tranquillità del “potere”. Anche quando l’acronimo INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum), apposto sulla croce, urtò la suscettibilità dei sacerdoti, non demorse e ai contestatori rispose: “Quod scripsi scripsi”! Per dire che l’uomo non era incline a mezze misure quando doveva decidere per decidere. Con Gesù, da Erode a Pilato e da Pilato ad Erode, il reprobo odiato dal sinedrio, subì gli arzigogoli del “diritto” per finire in croce, liberando Barabba. Una miserabile risoluzione assunta a furor di popolo per non far torto a “Cesare”. Sono oltre duemila anni che la storia ci tramanda l’orribile “lavata di mani”: non è cambiato nulla. I poteri hanno la capacità di fingere avversioni profonde gli uni per gli altri, si mordono per sceneggiare il peggio, ma in realtà confabulano accademicamente essendo già d’accordo sulle cose da non farsi. O ritorna “L’IMMUNITÁ” costituzionalizzata (quella della Costituzione del 47), o la prevaricazione fra i poteri dello Stato ridurrà questo Stato una larva di democrazia. Cerchiamo di non dimenticare che “Summum ius, summa iniuria” (Cicerone – De Officiis – ).

 
12/01/2011 - Immunità o conflitto di interesse? (Giuseppe Crippa)

L’abbondanza di commenti a questo articolo è segno del grande interesse provato dai lettori per l’argomento. Comunque se passerà il referendum abrogativo di cui proprio oggi è stata giudicata l’ammissibilità legiferare sull’immunità diventerà alquanto impopolare. Spero che il Terzo Polo si schieri contro qualunque proposta di immunità e proponga invece una buona legge sul conflitto d’interesse, di cui nessuno più si occupa. Associo questi due temi perché la risoluzione di quest’ultimo problema a tempo debito (15 anni fa) avrebbe evitato qualunque successivo legittimo impedimento…