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Politica

SCENARIO/ Baldassarre: altro che Scudo, ci vuole l'immunità parlamentare

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Alla luce della sua esperienza di Presidente, la situazione generale del Paese, gli appelli alla stabilità del Presidente della Repubblica e il verdetto del voto di fiducia del 14 dicembre potranno influenzare in qualche modo i quindici giudici che si riuniranno in camera di consiglio? «La decisione non verrà presa sulla base dei convincimenti personali riguardo a quale sia la soluzione migliore per il Paese. Detto questo, la situazione generale dell’Italia sarà sempre presente. I giudici della Corte non vivono di certo in una torre eburnea… A questo punto comunque non resta che aspettare. La sentenza avrebbe dovuto arrivare il 14 dicembre, ma la contemporaneità con il voto di fiducia ha fatto propendere per un saggio rinvio. Adesso è opportuno sciogliere questo nodo, altrimenti sarebbe un brutto segnale per il Paese».

Con la speranza che si giunga in un futuro non troppo lontano a una soluzione più duratura e seria, come prospettato da lei all’inizio? «Direi di sì. È noto che per ripristinare l’immunità parlamentare prevista dalla Costituente occorre la maggioranza dei due terzi in ciascuna della camere, se non si vuole incorrere nel referendum. Sono però convinto che i tempi siano maturi perché la politica trovi un’intesa per raggiungere questo obiettivo».

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COMMENTI
14/01/2011 - IL RETAGGIO DI PONZIO PILATO (celestino ferraro)

Non saremmo la Patria del Diritto se non ci distinguessimo per i sofismi ricamati che impreziosiscono la nostra giurisdizione oltre ogni pregiudizio. Pilato, il procuratore romano della Giudea, quello che si lavò le mani del sangue di Gesù, fu il precursore di quello stile che decise di non decidere, in omaggio al principio di non interferenza in fatti che potessero turbare la tranquillità del “potere”. Anche quando l’acronimo INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum), apposto sulla croce, urtò la suscettibilità dei sacerdoti, non demorse e ai contestatori rispose: “Quod scripsi scripsi”! Per dire che l’uomo non era incline a mezze misure quando doveva decidere per decidere. Con Gesù, da Erode a Pilato e da Pilato ad Erode, il reprobo odiato dal sinedrio, subì gli arzigogoli del “diritto” per finire in croce, liberando Barabba. Una miserabile risoluzione assunta a furor di popolo per non far torto a “Cesare”. Sono oltre duemila anni che la storia ci tramanda l’orribile “lavata di mani”: non è cambiato nulla. I poteri hanno la capacità di fingere avversioni profonde gli uni per gli altri, si mordono per sceneggiare il peggio, ma in realtà confabulano accademicamente essendo già d’accordo sulle cose da non farsi. O ritorna “L’IMMUNITÁ” costituzionalizzata (quella della Costituzione del 47), o la prevaricazione fra i poteri dello Stato ridurrà questo Stato una larva di democrazia. Cerchiamo di non dimenticare che “Summum ius, summa iniuria” (Cicerone – De Officiis – ).

 
12/01/2011 - Immunità o conflitto di interesse? (Giuseppe Crippa)

L’abbondanza di commenti a questo articolo è segno del grande interesse provato dai lettori per l’argomento. Comunque se passerà il referendum abrogativo di cui proprio oggi è stata giudicata l’ammissibilità legiferare sull’immunità diventerà alquanto impopolare. Spero che il Terzo Polo si schieri contro qualunque proposta di immunità e proponga invece una buona legge sul conflitto d’interesse, di cui nessuno più si occupa. Associo questi due temi perché la risoluzione di quest’ultimo problema a tempo debito (15 anni fa) avrebbe evitato qualunque successivo legittimo impedimento…