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Politica

LEGITTIMO IMPEDIMENTO/ Oggi la Consulta decide se abrogare la legge, giudici divisi

Attesa in giornata la decisione della Consulta sul legittimo impedimento

giustizia-martellettoR400.jpg(Foto)

E' il giorno della decisione. La Consulta, organo supremo costituzionale, voterà sì o no alla legge che vieta i processi per le massime autorità dello Stato mentre sono in carica. Il maggior interessato è ovviamente Silvio Berlusocni, coinvolto in tre processi (Mills, Mediaset, Mediatrade).

Nonostante un segno che la Consulta possa bocciare la legge (ieri ha votato sì al referendum per l'abrogazione di tale legge) i giudici appaiono divisi proprio a metà: sarebbero 8 sì e 7 no, al momento. I 15 giudici entreranno in camera di c consiglio fra circa mezz'ora alle 9 e 30, accesso vietato a qualunque giornalista, il verdetto potrebbe essere annunciato a metà del pomeriggio di oggi. Non esiste però solo la possibilità di un sì e un no, è possibile che i giudici lasciando la legge boccino diversi passaggi della stessa, ad esempio la "protezione" degli impegni del premier, "le attività preparatorie e consequenziali, nonché co-essenziali alle funzioni di governo".

Via anche il carattere "continuativo" degli appuntamenti istituzionali, che tornerebbero a essere quello che sono per i normali cittadini, singoli incontri e meeting. Via anche il certificato della presidenza del Consiglio. Il parere dei giudici della Consulta: c'è chi ritiene la legge del tutto o in grossa parte incostituzionale (De Siervo, il relatore Cassese, Criscuolo, Gallo, Lattanzi, Silvestri, Tesauro, Maddalena), e chi vorrebbe a tutti i costi salvarla. Per certo Mazzella e Napolitano, i due giudici della cena con Berlusconi, Alfano e Letta.

E poi Frigo, Saulle, Quaranta, con cui potrebbero alla fine schierarsi anche Finocchiaro e Grossi. La Corte si divide tra chi, nel primo gruppo, chiede una pronuncia squisitamente giuridica e mette in secondo piano gli inevitabili effetti politici, addirittura il rischio di elezioni. Nell'altro gruppo, chi teme che la bocciatura della legge poss apportare a una crisi di governo.

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