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SCENARIO/ 1. Il giorno delle sentenze: lo scudo e Fiat giudicano Berlusconi e Bersani

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Non sono d’accordo, sono convinto invece che i comportamenti di una forza politica siano legati ai comportamenti delle altre. Il partito Democratico resta un alleato possibile per il centro se ingloba dentro di sé quei pezzi di sinistra che lasciati a sé stanti diventano estremisti, Vendola innanzitutto.
Se il governatore pugliese facesse parte del Partito Democratico sarebbe solo una delle sue componenti e non costituirebbe un problema per i moderati. Se invece D’Alema immagina davvero che il Centro possa allearsi con il Pd, con il partito di Vendola, che per distinguersi tenderà sempre più sinistra, e con Di Pietro, si sbaglia di grosso. Del resto sono vent’anni che sbaglia…

Possiamo almeno dire che le elezioni sono più lontane?


Guardi, chi si lancia in previsioni in questa “Repubblica chiamata Seconda” è un incosciente. Vale il vecchio detto napoletano sulla borbonica Regia Marina: “ciò che si dice alla sera non vale più la mattina”...

A quali condizioni potrebbe però aprirsi una fase di riforme condivise ed essenziali?


Le riforme si fanno se in Parlamento c’è la volontà di trovare un punto di incontro. Devo ricordare a questo proposito il governo Andreotti del 1976. Durante il “governo della non sfiducia” riuscimmo infatti a fare la riforma sanitaria. Potrebbe essere di buon auspicio… Non è però solo una questione di buoni propositi, quanto di nodi irrisolti.

Come ad esempio?


Sono due le gravi colpe di quella che io definisco la “Repubblica chiamata Seconda”: ha cancellato i partiti come strumento di governo democratico e con essi le culture politiche che governano ancora oggi l’Europa. Il berlusconismo, inteso come leaderismo proprietario, non è la causa di tutto ciò ma l’effetto, così come lo sfarinamento dei nuovi partiti di cui il Pd è l’esempio più emblematico.
Chiediamoci come mai in ogni paese europeo, tranne rare eccezioni, c’è un partito liberale, uno democristiano e uno socialista? Perché la sinistra rifiuta di identificarsi con il socialismo, salvo poi iscriversi al Partito socialista europeo?

La sua analisi prevede una via d’uscita?


Quando il berlusconismo finirà serviranno uomini di grande intelligenza e qualità politica per riordinare una volta per tutte il nostro sistema politico e il nostro sistema istituzionale. Bisognerà tornare ad “europeizzarsi”, riscoprire le culture politiche, gli assetti istituzionali, scegliere tra democrazia parlamentare e presidenziale, sanando il “miscuglio” oggi in vigore. A meno che nel frattempo non arrivi qualcuno in grado di convincerci che grazie a tutti questi errori siamo stati noi a scoprire il Santo Graal...

(Carlo Melato)

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COMMENTI
13/01/2011 - Sguardo politico umano (Agostino Maffi)

A me sembra un' intervista intelligente e di grande respiro politico. La politica in questo caso appassiona e vola alto, non è solamente astuzia.

 
13/01/2011 - La scienza di "Geronimo". (celestino ferraro)

La sa lunga Geronimo, anche quand'era "'O Menìsto" la sapeva lunga, non tanto però da razzolar male predicando bene. E' la vita, c'è poco da meravigliarsi. CF

 
13/01/2011 - Politica o connivenza? (Alberto Consorteria)

Non capisco il discorso di Pomicino: il Parlamento abusò della immunità, la corruzione dilagò nel nostro paese, quindi perché difendere un epoca che ci ha caricato solo di una marea di debiti e di pensionati gaudenti in riva al mare e alle slot dei Tabacchi? Piuttosto, la magistratura funziona male, ci vorrebbe un controllo su un certo tipo di inchieste: possibile che ogni PM possa indagare su ogni cosa? Non si può prevedere che su certe cose indaghi solo un determinato ufficio? Anche l'editoriale di Antonini mi sembra molto bizzarro: parla di Tremonti come se il Ministro fosse appena stato eletto in una Italia appena uscita dal patto di Varsavia. Perché se tutte queste cose sono OVVIE (perché lo sono) Tremonti non ha fatto niente? Le cose in Italia stanno così PERCHE' TREMONTI LE HA VOLUTE LASCIARE COSI', aveva tutto il tempo per cambiarle, e non lo ha fatto. Ma Antonini neppure accenna a questo fatto: ci vorrebbe più osservazione, e meno ragionamento. O forse solo più coraggio, e meno piaggeria.