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SCENARIO/ Barcellona: da Ruby a Fiat, non sarà la politica a portarci fuori dalla crisi...

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Berlusconi e Merchionne (Imagoeconomica)  Berlusconi e Merchionne (Imagoeconomica)


Le persone sembrano occuparsi solo dell’immediato presente, salvo poi partecipare all’astrazione fuorviante di una politica ridotta ai guai giudiziari di Berlusconi. Ci si schiera di conseguenza in modo elementare, fazioso, senza alcun ragionamento, come se la guerra fosse diventata un valore in sé. In realtà ogni guerra deve avere come obiettivo la pace, se invece diventa un gioco che si autoriproduce in eterno segna la fine della civiltà.

Se questa è la situazione attuale, da dove si riparte secondo lei?


Non possiamo aspettare che qualcuno dall’alto risolva la situazione. È responsabilità di ciascuno, infatti, ridiffondere la democrazia in tutti i corpi sociali.
La mia non è apologia della democrazia dal basso o dello spontaneismo, io intendo la democrazia come pratica collettiva nell’ambito in cui uno opera. Bisogna però viverla con il gusto di un’esperienza che arricchisce, perché se si privilegia soltanto l’aspetto decisionale la società continuerà a vivere male.
D’altra parte la storia insegna che la democrazia non si impone né con le leggi, né con le armi e io personalmente ho molta fiducia nella logica dei piccoli gruppi.

Cosa intende?


Una crisi profonda come quella che stiamo attraversando coinvolge molti aspetti della vita e chiede a ciascuno di mettersi in campo con onestà. Le faccio un esempio. Se un professore mentre insegna provasse davvero a sviluppare la capacità di dialogo con i propri studenti, diffonderebbe democrazia sostanziale. Se invece rinunciasse al proprio dovere, rifugiandosi all’interno del suo ruolo invalicabile la partita sarebbe chiusa. Questo andrebbe fatto ovunque, però, a cominciare dalla propria famiglia. In questo modo, a livello di Sistema Paese, forse non ci avvicineremmo al modello socialdemocratico tedesco, ma almeno il nostro modello “conflittuale” non si ridurrebbe all’esaltazione dell’assoluta unilateralità delle posizioni.

Per uscire dalla crisi ognuno si faccia perciò carico delle proprie responsabilità.


Certo, il berlusconismo è stato per tutti, sia che si consideri il premier il “salvatore” o il “caprio espiatorio”, un alibi, il miglior espediente politico per non affrontare i problemi del Paese. È ora che ciascuno di noi si rimetta in discussione…

(Carlo Melato)



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COMMENTI
22/01/2011 - parole semplici (luisella martin)

Non mi importa se Barcellona sia stato o sia di sinistra,se sia comunista o se lo sia stato,se ha votato come me almeno qualche volta, l'importante é che le sue parole sono semplici,chiare,intelligenti e risolutive se ciascuno di noi le accogliesse davvero! Possiamo fare molto per liberarci dal "fango" che sembra soffocarci:possiamo rientrare in noi stessi e assumerci le nostre responsabilità in famiglia,nel lavoro, nelle comunità di fede(l'intervento in TV di Rosy Bindi sulla Comunione di Berlusconi mi ha scioccato!) o politiche o sociali nelle quali ci confrontiamo. Le nostre responsabilità e basta, senza mediare con nessuno e soprattutto senza controllare che anche gli altri lo facciano, prima di noi magari. Scopriremo così di essere concittadini ed eredi di un popolo che fece una guerra terribile e ne pagò le conseguenze,riscattando con il dolore degli innocenti le proprie colpe. Ci ricorderemo, forse, di avere già combattuto il nemico che avevamo in casa e di avere subito perdite maggiori a causa degli amici che venivano a liberarci...e questo forse ci farà meditare e rimpiangeremo parole come pace, perdono, accoglienza,prudenza,rispetto,giustizia,gioia povertà,mitezza,genuinità,onore!

 
17/01/2011 - recuperare il valore "persona" (attilio sangiani)

La testimonianza di Barcellona è importante,ma prova anche la insufficienza della riflessione di esponenti del marxismo-gramscismo sugli errori che hanno portato alla crisi della sinistra marxista. Nemmeno Barcellona ,a mio parere,ha centrato l'obiettivo "culturale-antropologico",che è l'abbandono del materialismo che ha sostenuto i concetti di "massa" e di "lotta di classe",tuttora presenti nella CGIL e nella galassia da Vendola a Rifondazione,ai Comunisti Italiani,ecc. In altre parole: la sinistra deve scoprire l'umanesimo integrale di "Jaques Maritain" ed il "personalismo". Su queste basi può parlare seriamente di "dialogo" tra persone,e non tra "masse".o tra molecole di una società "liquida".