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IL CASO/ Quel paradosso tutto leghista del federalismo accentrato

Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica) Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica)


È per noi particolarmente significativo il caso della Svizzera, Paese col quale confiniamo o dove il livello di qualità della pubblica amministrazione è evidentemente superiore al nostro. In Svizzera la pressione fiscale è pari al 30,3 per cento, oltre dieci punti in meno della nostra.  Perché questo può accadere? Non in forza di chissà quale sistema di controllo bensì di un semplice, ma efficace principio: chi decide la spesa è anche colui che decide le imposte, essendo pienamente responsabile di fronte ai propri elettori sia della prima che delle seconde; pertanto, al di sotto di un “tetto” massimo di prelievo valido per tutti, nei campi di imposizione ad esso riservati ogni governo locale o regionale  può, se ne è capace, ridurre le imposte fin dove vuole.

Ciò provoca una positiva concorrenza al ribasso della pressione fiscale tra Comuni e rispettivamente tra governi territoriali (Stati federati, Province federali, Cantoni ecc.) orientata ad assicurare ai cittadini e ai residenti il massimo dei servizi richiesti al minor costo possibile. Grazie a tutto ciò non solo gli enti di governo entrano positivamente in concorrenza tra di loro, ma anche la lotta all’evasione fiscale diventa un interesse di massa: se infatti  sono certo che la cattiva amministrazione e l’evasione fiscale mi costeranno più tasse l’anno venturo, o viceversa che la buona amministrazione e la correttezza fiscale me le faranno diminuire, non c’è bisogno della Guardia di Finanza perché la Guardia di Finanza dei miei concittadini e del mio sindaco o presidente di Regione sono io stesso.

C’è poi la questione della solidarietà con i territori con minor capacità fiscale, ma questo è un corollario, non il problema. È uno dei punti di arrivo, non il punto di partenza.
Il cosiddetto “federalismo fiscale” cui si sta lavorando in Italia è invece un semplice programma di ridistribuzione di un gettito fiscale che continua a essere definito e governato in modo rettilineo dal governo centrale.

Di qui il defatigante lavoro di lavoro di tiramolla, che richiama alla memoria gli storici mercati dei bovini, in corso in questi giorni tra il ministro Calderoli e i  rappresentanti dei più diversi interessi costituiti ostili alla riforma:  burocrazie ministeriali parassitarie, clientele meridionali, burocrazie centrali “parallele” (spesso ancor più avide quelle istituzionali), rappresentanti di settori economici sussidiati e così via. 


COMMENTI
24/01/2011 - i dati istat (Carlo Bernasconi)

Buongiorno, io volevo far notare una cosa, secondo i dati Istat in Puglia,Toscana, Lazio, Sicilia,Emilia Romagna si va dai 13.000 ai 16.000 abitanti per comune di media,in Campania, Umbria, Veneto 9-10.000. Ora, e' corretto secondo voi che in lombardia siano invece 6000? In Piemonte 4000? Idem a scalare le altre regioni? Non sarebbe piu' corretto prima di parlare di soldi parlare di struttura bilanciata amministrativa? Che senso ha moltiplicare le amministrazioni solamente perche' i soldi per mantenerle il territorio li ha? non sarebbe meglio bilanciarle sul numero di cittadini da servire? La Lega, che fa' dei comuni la sua forza, dovrebbe avere l'onesta' di dire che tutte queste amministrazioni comunali non servono, ma che vanno unite per formare comuni piu' grandi in linea con il resto del paese. Tante amministrazioni sono sul lastrico proprio perche' non hanno abbastanza cittadini che le mantengono, ne' hanno soldi significativi per fare gli investimenti.

 
22/01/2011 - Federalismo questo? (Giuseppe Crippa)

Imporre a tutte le amministrazioni una contabilizzazione standard del costo dei beni e servizi erogati mi sembra effettivamente, come dice il lettore Sangiani, un importante primo passo. Ma si tratta di un semplice atto di buon senso, ed il buon senso non è né federalista né centralista. Per questo condivido la lettura che Robi Ronza dà di questa pseudo riforma: « è un semplice programma di ridistribuzione di un gettito fiscale che continua a essere definito e governato in modo rettilineo dal governo centrale », che la Lega, aggiungo io, venderà ai suoi elettori come primo grande successo federalista, da festeggiare immediatamente con nuove elezioni. E tutti gli altri problemi del Paese?

 
21/01/2011 - dal centralismo al federalismo (attilio sangiani)

Caro Roby ci conosciamo da tempo e ti stimo molto. Però non mi convince il tuo ragionamento. Gli stati federali che citi sono tali fin dalla nascita. L'Italia deve fare un cammino inverso. Poichè non è possibile sospendere per il tempo necessario il complesso delle entrate fiscali vigenti,per ragioni talmente evidenti che non occorre spiegarle,si può solamente procedere per gradi. Il punto veramente qualificante della manovra federalista in campo fiscale mi sembrano essere i COSTI STANDARD. Solo in un momento successivo e con sanzioni a carico degli amministratori non-virtuosi entrano in scena meccanismi "di solidarietà" per le Regioni "povere". Altrimenti si perpetuerebbe la politica del parassitismo criminale di alcune ben note Regioni. Solo in un secondo momento si potrebbero sostituire le imposte "centrali" con imposte decise dalle singole Regioni. Tieni conto amche delle esigenze della democrazia. In Parlamento siedono centinaia di parlamentari eletti nelle Regioni "a rischio ",ed anche altri che appartengono a corporazioni danneggiate da riforma,come quella universitaria,della giustizia,ecc. Poichè non è possibile sospendere la democrazia,con una dittatura a tempo,come nella antica Roma repubblicana,le riforme necessarie ( a parole da tutti invocate )debbono passare tra mille ostacoli. La tua critica rischia di" mandare a monte" quel primo passo oggi possibile. Ciao,cordialmente, Attilio.