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IL CASO/ Quel paradosso tutto leghista del federalismo accentrato

Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica) Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica)


Qualunque persona minimamente addetta ai lavori non fatica a rendersi conto che, finché si resta rinchiusi in questo perimetro, la montagna non può che partorire topolini.  Chi ci spera - e tra costoro con mia sorpresa anche la Lega Nord - scommette sulla possibilità che l’avvio di tale pseudo-federalismo fiscale metta in moto un processo socio-politico tale da spingere in modo irrefrenabile verso il federalismo autentico.

A mio avviso è una scommessa perduta in partenza. Restando a metà strada tra il vecchio centralismo di antica matrice napoleonica e le nuove esigenze di responsabilità fiscale, nella misura in cui verrà attuata questa riforma finirà solo per risolversi in un aumento perverso e controproducente di controlli burocratici e di contenzioso fra lo Stato, le Regioni e i Comuni.

E come già altrove ho avuto modo di osservare, non ci si venga a dire che delle riforme davvero radicali e innovative distano anni-luce dalla realtà del nostro Paese. È vero, ma siccome il collasso dell’economia italiana è invece dietro l’angolo c’è da sperare che quegli anni-luce vengano percorsi in un battibaleno.

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COMMENTI
24/01/2011 - i dati istat (Carlo Bernasconi)

Buongiorno, io volevo far notare una cosa, secondo i dati Istat in Puglia,Toscana, Lazio, Sicilia,Emilia Romagna si va dai 13.000 ai 16.000 abitanti per comune di media,in Campania, Umbria, Veneto 9-10.000. Ora, e' corretto secondo voi che in lombardia siano invece 6000? In Piemonte 4000? Idem a scalare le altre regioni? Non sarebbe piu' corretto prima di parlare di soldi parlare di struttura bilanciata amministrativa? Che senso ha moltiplicare le amministrazioni solamente perche' i soldi per mantenerle il territorio li ha? non sarebbe meglio bilanciarle sul numero di cittadini da servire? La Lega, che fa' dei comuni la sua forza, dovrebbe avere l'onesta' di dire che tutte queste amministrazioni comunali non servono, ma che vanno unite per formare comuni piu' grandi in linea con il resto del paese. Tante amministrazioni sono sul lastrico proprio perche' non hanno abbastanza cittadini che le mantengono, ne' hanno soldi significativi per fare gli investimenti.

 
22/01/2011 - Federalismo questo? (Giuseppe Crippa)

Imporre a tutte le amministrazioni una contabilizzazione standard del costo dei beni e servizi erogati mi sembra effettivamente, come dice il lettore Sangiani, un importante primo passo. Ma si tratta di un semplice atto di buon senso, ed il buon senso non è né federalista né centralista. Per questo condivido la lettura che Robi Ronza dà di questa pseudo riforma: « è un semplice programma di ridistribuzione di un gettito fiscale che continua a essere definito e governato in modo rettilineo dal governo centrale », che la Lega, aggiungo io, venderà ai suoi elettori come primo grande successo federalista, da festeggiare immediatamente con nuove elezioni. E tutti gli altri problemi del Paese?

 
21/01/2011 - dal centralismo al federalismo (attilio sangiani)

Caro Roby ci conosciamo da tempo e ti stimo molto. Però non mi convince il tuo ragionamento. Gli stati federali che citi sono tali fin dalla nascita. L'Italia deve fare un cammino inverso. Poichè non è possibile sospendere per il tempo necessario il complesso delle entrate fiscali vigenti,per ragioni talmente evidenti che non occorre spiegarle,si può solamente procedere per gradi. Il punto veramente qualificante della manovra federalista in campo fiscale mi sembrano essere i COSTI STANDARD. Solo in un momento successivo e con sanzioni a carico degli amministratori non-virtuosi entrano in scena meccanismi "di solidarietà" per le Regioni "povere". Altrimenti si perpetuerebbe la politica del parassitismo criminale di alcune ben note Regioni. Solo in un secondo momento si potrebbero sostituire le imposte "centrali" con imposte decise dalle singole Regioni. Tieni conto amche delle esigenze della democrazia. In Parlamento siedono centinaia di parlamentari eletti nelle Regioni "a rischio ",ed anche altri che appartengono a corporazioni danneggiate da riforma,come quella universitaria,della giustizia,ecc. Poichè non è possibile sospendere la democrazia,con una dittatura a tempo,come nella antica Roma repubblicana,le riforme necessarie ( a parole da tutti invocate )debbono passare tra mille ostacoli. La tua critica rischia di" mandare a monte" quel primo passo oggi possibile. Ciao,cordialmente, Attilio.