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SALVATORE CUFFARO/ Non merito la condanna ma non mi sottraggo – Le dichiarazioni dopo la prima notte a Rebibbia

Le prime dichiarazioni dell’ex presidente della Sicilia Salvatore Cuffaro, dopo la prima notte trascorsa nel carcere di Rebibbia.

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

SALVATORE CUFFARO IN CARCERE – Le prime dichiarazioni dell’ex presidente della Sicilia Salvatore Cuffaro, dopo la prima notte trascorsa nel carcere di Rebibbia.

 

Dopo aver trascorso la prima notte nel carcere di Rebibbia, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazione di segreto istruttorio, Salvatore Cuffaro ha dichiarato: «Non merito questa condanna, ma non mi voglio sottrarre a tutto questo, ho la forza per vincere anche questa battaglia». L’ex presidente Siciliano si è così espresso con il senatore del Pdl Luigi Compagna che è andato a trovarlo in prigione.

 

«L'ho trovato concentrato sui suoi libri, mi ha detto di essere sereno perché l'attesa è finita, è come se fosse uscito da un tunnel d'angoscia», ha dichiarato Compagna. «Ho la dignità per affrontare tutto questo, ce la farò, lo devo fare per i miei figli, ma anche per quello che ho rappresentato per le istituzioni», ha ribadito Cuffaro, che in carcere si è portato l'immagine della Madonna di Santa Rosalia, patrona di Palermo, il Vangelo alcuni libri tra cui La fattoria degli animali di Orwell. Domani si recheranno a fargli visita il senatore Calogero Mannino, suo mentore politico e deputato Saverio Romano. La moglie Giacoma andrà martedì.

 

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COMMENTI
24/01/2011 - Uomini Italiani della Sicilia (Diego Perna)

Un paio d'anni fa, nella seconda media, dove facevo supplenza, un ragazzino di dodici anni, il più scalmanato e somaro della classe, infatti lo bocciarono,( io l’avrei promosso) alla richiesta perentoria della professoressa, che insegnava nell'aula di fianco alla nostra, di chi fosse quell'alunno disgraziato e maleducato, ricordo che più o meno così appellò il colpevole che batteva su di una porta in comune facendo rimbombare le due classi, ma che non sapevamo né io né lei, dopo pochi istanti di silenzio assoluto, si alzò e ammise di essere lui. A quel punto la mia –temporanea- collega, che era entrata in classe come una furia, senza nemmeno guardarmi, lo riempì di improperi ed insulti, mortificando tutti, compreso me. Giorni dopo, la fermai nel corridoio e le dissi che quel ragazzino andava si punito, ma anche valorizzato, cosa che avevo fatto subito, per la sua dignità nell’essersi assunto le proprie responsabilità. Credo che un gesto, del genere non possa non essere apprezzato, come lo stesso, il comportamento dell'On. Cuffaro, mio conterraneo, che spero sappia dimostrare la Sua innocenza nelle aule e di fronte alla magistratura, della quale Egli stesso ha grande stima e rispetto, come Istituzione di uno Stato democratico, pur trovandosi oggi in cella. Non aggiungo altro, il resto lo lascio sottintendere a chi avrà letto. Buona Giornata