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FEDERALISMO/ Di Vico: più tasse. Antonini: no, meno spesa

Il ministro Roberto Calderoli (Imagoeconomica) Il ministro Roberto Calderoli (Imagoeconomica)

Io ho dei dubbi sui costi standard. Si sta lavorando ancora e c’è ancora tempo per quanto riguarda altri settori. Si è molto avanti sulla sanità, ma non così su altri settori come l’assistenza e l’istruzione, per citare alcuni esempi. Anche questi sono problemi e interrogativi che ci si pone.
 
Due altre considerazioni Di Vico. La prima riguarda l’Ici, la tassa sulla casa che è stata abolita. Nel suo fondo sul Corriere pare che senza l’Ici si possa inceppare tutto nel bilancio dei comuni.
 
Ritengo che averla abolita a tranche prima dal centrosinistra e poi totalmente dal centrodestra sia stata più che altro una manovra elettorale. Ma in questo modo si sono tagliate le gambe alla finanza locale. In tutti i Paesi occidentali ci si finanzia con le tasse sulla casa. E credo che emergano dei ripensamenti nel dibattito politico.
 
Ultima considerazione. Non crede che non si sappia, o non si voglia, rassegnarsi inevitabilmente al fatto che alcuni comuni e Regioni perderanno e altri guadagneranno? La responsabilità non implica anche il rischio di una perdita?
 
Ritengo che in questa considerazione si debba sconfinare inevitabilmente nelle scelte politiche, negli schieramenti politici. Ho letto l’intervista di Francesco Rutelli che chiede tempo e uno spostamento della riforma. Io credo che sia una scelta fatta del “terzo polo”, lo schieramento che tende a diventare il partito del Sud, che si ritiene il più danneggiato da una riforma federalista.
 
 
Per cercare di trovare una soluzione a questi dubbi espressi dal vicedirettore del Corriere della Sera, ilsussidiario.net ha interpellato Luca Antonini, presidente della Commissione tecnica paritetica Copaff, la commissione cioè che si occupa dell’attuazione del federalismo fiscale.
Per quanto riguarda le preoccupazioni sull’aumento dei punti di Irpef, Antonini specifica con esattezza: “Si prevede che la compartecipazione Irpef venga trasformata in addizionale entro due anni. A quel punto i finanziamenti statali sono stati soppressi e lo Stato offre un gettito autonomo alle Regioni. Questo per vincolo legislativo non può comportare un aumento della pressione fiscale pena l’incostituzionalità rispetto alla delega legislativa”.
 


COMMENTI
27/01/2011 - le Regioni del 1970 non fanno testo.. (attilio sangiani)

Le Regioni istituite nel 1970 non fanno testo. Infatti erano ( e sono ) Enti Pubblici di nuova istituzione,che si aggiungono agli altri senza sostituirne nessuno. Il federalismo fiscale di cui si discute oggi non crea nuovi Enti. Semmai li razionalizza. Roby Ronza si è recentemente lamentato del fatto che il Federalismo in Italia non nasce "dal basso",ma,per ora,è diretto dal Centro dello Stato.A me è parsa una opinione sbagliata,perchè in uno Stato di Tipo Napoleonico ( meglio: tipo LUIGI XIV )il federalismo o nasce come in Italia o non se ne parla. Le Regioni,poi,nacquero in regime di "guerra fredda",per cui si temette ( penso a torto ) che dando a loro effettivi poteri sovrani,come sarebbe in un FEDERALISMO VERO ,se ne sarebbero avvalsi i socialcomunisti per creare pccoli Stati bolscevichi nelle Regioni da loro controllate. Così i costi delle Regioni si aggiunsero a quelli dello Stato,anzichè sostituirli. Non così nel progetto attuale. Il fulcro sono i "costi standard ",finalmente introdotti nella P.A..Personalmente ne ho esperienza in campo scolastico...