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SCENARIO/ 2. Barcellona: i guai di un'Italia bloccata

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Silvio Berlusconi in tribunale (Ansa)  Silvio Berlusconi in tribunale (Ansa)


Quello che non è stato colto subito nel 1994 - e che è il vero tema di cui bisognerebbe occuparsi - è che per la prima volta in una democrazia occidentale il leader politico non era espressione di un gruppo politico e di una dialettica attinente ai profili istituzionali della vita pubblica, ma  l’esclusivo proprietario di un patrimonio nel quale la logica privatistica del comando d'impresa produceva soltanto rapporti di fidelizzazione.

Nasce così questo strano animale che dichiara di essere un partito politico, mentre è in realtà un’azienda privata che vuole conquistare il potere pubblico attraverso uno stuolo di dipendenti che possono essere licenziati in tronco e la cui vita è interamente nelle mani del dominus. In questi anni, a partire dal ’94, abbiamo in realtà assistito all’affermarsi inedito di una concezione patrimoniale della politica in cui il sistema decisionale su ogni questione è affidato alla onnipotenza del dominus che culturalmente non riesce neppure a immaginare l’articolazione di un qualche dissenso all’interno della sua stessa maggioranza.

Ciò che oggi colpisce il senso comune è certamente l’accanimento fanatico con il quale i fedeli del capo, specialmente le donne, reagiscono istericamente a ogni tentativo di portare i conflitti sul terreno dell’argomentazione razionale. Non ci sono collaboratori politici di Berlusconi, ma seguaci fanatici che si oppongono in modo stereotipo con un linguaggio gridato, quasi sempre privo di contenuti, a ogni tentativo di riflettere sui problemi reali del nostro Paese.

Non si vuole con questo affermare, giacché sarebbe ingeneroso, che tutto il personale politico, dai ministri ai coordinatori, sia fatto di sudditi devoti che hanno portato persino il loro cervello all’ammasso di una grande messa in scena avente come unico protagonista il proprietario di un’azienda, ma soltanto spingere a riflettere sul modo perverso in cui la logica padronale e patrimoniale della politica ha finito col colonizzare anche l’intelligenza e le capacità critiche di tutti coloro che costituiscono la corte di un nuovo padrone.



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COMMENTI
30/01/2011 - silvio crea posti di lavoro (alessandro luti)

silvio crea veramente occupazione.Se prendiamo per vero la cifra da lui spesa nel corso delle sue vicissitudini giudiziarie(si parla di 200 milioni di euro!)io credo che abbia dato lavoro,creato come si suol dire un indotto,veramente notevole! Sarebbe veramente interessante conoscere delle cifre al riguardo. Tralasciando un attimo i diretti interessati(Ghidini& Co)io credo che decine di persone che si occupano in qualsiasi modo della vicenda giudiziaria di Silvio si augurano che duri il piu' a lungo possibile dato che da lui dipende il loro impiego !!!

 
28/01/2011 - Desiderate l'impossibile 2 (Diego Perna)

..... La cosa peggiore che ci può accadere, non è né il ribaltone né patrimoniale, ma vivere oramai in un paese dove si dice tutto e il suo contrario come fosse la normalità. Questo vuole il potere, qualsiasi colore possa prendere. Chiediamo tutti con forza di vivere in un paese dove la verità e la menzogna siano almeno, anche se con le difficoltà dei casi che si presentano e si presenteranno in futuro, possibilmente riconoscibili. Direi anch’io, per non essere accusato di moralismo, e nemmeno d’ironia, cosa che va oggi molto di moda, -Siamo realisti, desideriamo l’impossibile!-

 
28/01/2011 - Desideriamo l'impossibile 1 (Diego Perna)

Chi mi può dire, tra politici magistrati giornalisti e gente comune, cosa sia la verità? Comincio a credere che sia il potere oggi a decidere quale sia la verità di un fatto, e chi non vi s’adegua è di certo un farabutto e nemico dell’Italia così che andrebbe punito. Lo so, appare banale, insensato, viviamo in un paese democratico, e ciò non succederà (forse) però a me pare che chi ha più forza oramai riesce ad affermare ciò che gli fa più gli conviene, passandolo anche come verità. La questione comincia ad essere preoccupante, chi vuole condannare Berlusconi ha ovviamente i suoi buoni motivi, l'opposizione che non ha la forza di portare avanti idee convincenti, cavalca tutti gli scandali possibili o immaginabili, veri o presunti mentre la maggioranza fa da scudo, nega tutto ciò di cui è accusato da una magistratura naturalmente faziosa e di parte, non ci sono vie di mezzo , o B. è un santo, generoso all'estremo, o un uomo spregevole e anche peggio. Sono perplesso, per non dire confuso e amareggiato,mi piacerebbe che si arrivasse ad un giudizio chiaro, ma occorrerà ancora molto tempo e così assisteremo all'aumentare della confusione, e della verità, tra un pò, non gliene fregherà più niente a nessuno, soprattutto in politica, che è l’arte che si occupa della civile convivenza per eccellenza, e così succederà poi nella vita in genere.

 
28/01/2011 - Il passo indietro (Stefano Montaccini)

Se un'azienda è in crisi perchè il suo management è inadeguato la proprietà ha il dovere di agire a salvaguardia del bene che l'azienda è. Nel caso dell' "azienda" Italia la proprietà sono gli italiani. La situazione attuale mostra evidente che l'attuale management in troppi suoi componenti si è rivelato profondamente inadeguato perchè più interessato al raggiungimento dei propri obbiettivi che a quelli del bene comune. Allora noi chiediamo al management un passo indietro. Escano di scena quelli che hanno mostrato più accanimento nel perseguire il proprio interesse rispetto ad un lavoro appassionato per il bene del popolo. Fini, Casini, Bersani, D'Alema, Bruti Liberati, Bocassini per citare alcuni facciano un passo indietro. Noi chiediamo che con dignità si dimettano e facciano altro. Dopo di loro lasci anche Berlusconi, come suggerisce Barcellona, anche se non ne condivido in toto l'analisi perchè ci sono inoppugnabili meriti da lui acquisiti. Ci sono sicuramente persone a cui noi italiani possiamo chiedere nuove responsabilità del gestire l'Italia.