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SCENARIO/ 2. Barcellona: i guai di un'Italia bloccata

Silvio Berlusconi in tribunale (Ansa) Silvio Berlusconi in tribunale (Ansa)


Che anche questo aspetto della congiuntura politica vada oggi esaminato è un problema che è al di là di ogni pacata riflessione sui rapporti fra giustizia e politica, fra magistratura e società.
Si tratta, infatti, dello spostamento della vita collettiva dal terreno degli interessi reali delle varie componenti del Paese alla spettacolarizzazione processual-mediatica di ogni evento, che può dar vita a quella sete giustizialista che a partire da Tangentopoli ha pervaso lo spirito pubblico.

Come la concezione patrimoniale della politica è un virus terribile e devastante, anche l’identificazione del conflitto politico con il processo penale, che trae origine dalla ispirazione dipietrista di Mani pulite, conduce certamente a una degradante povertà della discussione pubblica. La riduzione della vita politica a mero conflitto tra governo e pubblici ministeri, così come viene presentata sulla scena mediatica, è una deformazione devastante del conflitto politico che dovrebbe invece mettere in campo diverse opzioni sulle questioni economiche, sociali ed etiche del Paese.

Per effetto dell’iniziativa di Marchionne, in Italia sta mutando radicalmente il sistema delle relazioni industriali, il rapporto fra capitale e lavoro. Tutto ciò che ha sicuramente una rilevanza enorme per il futuro del Paese e delle nuove generazioni è passato all’ultimo posto rispetto alle feste di Arcore e alle furibonde e indecenti intromissioni di Berlusconi nelle trasmissioni televisive.

In fondo, il giustizialismo è l’altra faccia della concezione patrimonialistica della politica. I magistrati non sono e non possono essere una squadra di giustizieri  a cui è demandata ogni tipo di lotta contro la mafia, la criminalità, la corruzione, le quali non saranno mai sconfitte senza il coinvolgimento attivo di grandi parti della società e delle sue forze.
I magistrati non sono chiamati  a lottare contro i mali collettivi, ma a perseguire e condannare i singoli autori di reati secondo le ipotesi previste dal codice penale. Il giudice è giudice del caso e non giudice del sistema e se questo confine non viene ripristinato, si corre il rischio di una involuzione dell’intera società.


COMMENTI
30/01/2011 - silvio crea posti di lavoro (alessandro luti)

silvio crea veramente occupazione.Se prendiamo per vero la cifra da lui spesa nel corso delle sue vicissitudini giudiziarie(si parla di 200 milioni di euro!)io credo che abbia dato lavoro,creato come si suol dire un indotto,veramente notevole! Sarebbe veramente interessante conoscere delle cifre al riguardo. Tralasciando un attimo i diretti interessati(Ghidini& Co)io credo che decine di persone che si occupano in qualsiasi modo della vicenda giudiziaria di Silvio si augurano che duri il piu' a lungo possibile dato che da lui dipende il loro impiego !!!

 
28/01/2011 - Desiderate l'impossibile 2 (Diego Perna)

..... La cosa peggiore che ci può accadere, non è né il ribaltone né patrimoniale, ma vivere oramai in un paese dove si dice tutto e il suo contrario come fosse la normalità. Questo vuole il potere, qualsiasi colore possa prendere. Chiediamo tutti con forza di vivere in un paese dove la verità e la menzogna siano almeno, anche se con le difficoltà dei casi che si presentano e si presenteranno in futuro, possibilmente riconoscibili. Direi anch’io, per non essere accusato di moralismo, e nemmeno d’ironia, cosa che va oggi molto di moda, -Siamo realisti, desideriamo l’impossibile!-

 
28/01/2011 - Desideriamo l'impossibile 1 (Diego Perna)

Chi mi può dire, tra politici magistrati giornalisti e gente comune, cosa sia la verità? Comincio a credere che sia il potere oggi a decidere quale sia la verità di un fatto, e chi non vi s’adegua è di certo un farabutto e nemico dell’Italia così che andrebbe punito. Lo so, appare banale, insensato, viviamo in un paese democratico, e ciò non succederà (forse) però a me pare che chi ha più forza oramai riesce ad affermare ciò che gli fa più gli conviene, passandolo anche come verità. La questione comincia ad essere preoccupante, chi vuole condannare Berlusconi ha ovviamente i suoi buoni motivi, l'opposizione che non ha la forza di portare avanti idee convincenti, cavalca tutti gli scandali possibili o immaginabili, veri o presunti mentre la maggioranza fa da scudo, nega tutto ciò di cui è accusato da una magistratura naturalmente faziosa e di parte, non ci sono vie di mezzo , o B. è un santo, generoso all'estremo, o un uomo spregevole e anche peggio. Sono perplesso, per non dire confuso e amareggiato,mi piacerebbe che si arrivasse ad un giudizio chiaro, ma occorrerà ancora molto tempo e così assisteremo all'aumentare della confusione, e della verità, tra un pò, non gliene fregherà più niente a nessuno, soprattutto in politica, che è l’arte che si occupa della civile convivenza per eccellenza, e così succederà poi nella vita in genere.

 
28/01/2011 - Il passo indietro (Stefano Montaccini)

Se un'azienda è in crisi perchè il suo management è inadeguato la proprietà ha il dovere di agire a salvaguardia del bene che l'azienda è. Nel caso dell' "azienda" Italia la proprietà sono gli italiani. La situazione attuale mostra evidente che l'attuale management in troppi suoi componenti si è rivelato profondamente inadeguato perchè più interessato al raggiungimento dei propri obbiettivi che a quelli del bene comune. Allora noi chiediamo al management un passo indietro. Escano di scena quelli che hanno mostrato più accanimento nel perseguire il proprio interesse rispetto ad un lavoro appassionato per il bene del popolo. Fini, Casini, Bersani, D'Alema, Bruti Liberati, Bocassini per citare alcuni facciano un passo indietro. Noi chiediamo che con dignità si dimettano e facciano altro. Dopo di loro lasci anche Berlusconi, come suggerisce Barcellona, anche se non ne condivido in toto l'analisi perchè ci sono inoppugnabili meriti da lui acquisiti. Ci sono sicuramente persone a cui noi italiani possiamo chiedere nuove responsabilità del gestire l'Italia.