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LETTERA/ A chi giova tutto il polverone del Rubygate?

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Quanto all’altra accusa, di aver favorito la prostituzione minorile, la certezza che Berlusconi abbia fatto sesso con Ruby, conoscendone la vera età, quand’essa non aveva ancora compiuto i diciotto anni… può anche apparire presumibile, quasi logico, ma provarlo è tutt’altra cosa, solo i due interessati sanno com’è andata. Il premier nega, la ragazza per ora anche, e comunque evidentemente non è sulle sue testimonianze, così contraddittorie e confuse come sono state, che si potrà formare mai una prova.

 

Cosa resta, allora, del nuovo, immane polverone? A carico della Procura resta l’ennesima replica di un copione che va in scena da diciassette anni, cioè l’affannoso inseguire prove di reato contro Berlusconi che non si raggiungono mai, vuoi per le leggi ad personam, vuoi per le testimonianze compiacenti, vuoi perché forse questi reati non ci sono mai stati, o non tutti, col risultato però di aver dato nel frattempo all’Italia l’immagine di voler attuare una persecuzione personale senza precedenti, con uno sperpero di risorse pubbliche che effettivamente è difficile negare.

 

A carico di Berlusconi resta qualcosa di più dell’immagine istantanea di una vita punteggiata da frequenti eccessi para-sessuali, cioè di comportamenti che vanno al di là dell’edonismo per sconfinare nel vasto e insondabile campo della auto-suggestione, della droga psicologica. A carico del premier resterà scolpita per sempre nella memoria di tanti la telefonata consapevolmente mendace alla Questura in cui, per ottenere il risultato di non far arrestare Ruby, la presentava come la nipote di Mubarak (“Ci è stata segnalata come…”, un modo per poter poi addossare ad altri la colpa dell’errata informazione, però intanto adoperata per persuadere); e al di là delle sconce o imbarazzanti o soprattutto prevalentemente rattristanti conversazioni tra le ragazze, resterà quella sua frase, riferita da Lele Mora: “Tante sere il presidente mi chiamava e mi diceva: sono qua solo… Ho letto in un libro che uno può essere potente, ricco, tante cose… ma alla sera, si spengono le luci, si spengono i riflettori, e sei solo”.