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Politica

SCENARIO/ 2. Violante: sbagliato usare il populismo giudiziario come mezzo di lotta politica

Inaugurando l’anno giudiziario il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, ha fatto un’analisi impietosa della nostra giustizia. Ne ha parlato col sussidiario LUCIANO VIOLANTE

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Inaugurando l’anno giudiziario il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, ha fatto un’analisi impietosa della nostra giustizia: processi lenti, lunghissimi, sei milioni le cause civili pendenti, tre milioni e 300mila quelle penali, difficoltà a pagare gli indennizzi per la violazione dei canoni di un giusto e celere processo. Insomma, una giustizia sull’orlo del fallimento. A questo si aggiunge il nodo irrisolto del conflitto tra politica e magistratura. Ma «l’inefficienza del sistema giustizia - ha detto anche Lupo - non dipende dal nostro assetto ordinamentale e dall’equilibrio dei poteri delineato nella Costituzione». Di questo il sussidiario ha parlato con Luciano Violante, ex magistrato, esponente del Pd e presidente della Camera nella XIII legislatura.

Presidente Violante, come valuta il quadro della giustizia italiana che emerge dalla relazione Lupo?

È un documento tra i più seri degli ultimi anni. La giustizia ha due dimensioni: una di servizio e l’altra di potere. Il presidente della Cassazione è stato chiaro: i processi saranno più celeri se verranno effettuati interventi che riguardano la giustizia come servizio. Interventi che riguardano la giustizia penale tendono soprattutto a limitare il potere di intervento dei pubblici ministeri, riguardano la giustizia come potere, interferiscono con lo statuto costituzionale della magistratura e non riguardano l’efficienza della giustizia.

Eppure, Alfano ha annunciato un calo del 4 percento dell’arretrato civile...

Il presidente Lupo ha parlato di un calo dello 0,8 percento. È la conferma che occorre lavorare prioritariamente sul servizio giustizia.

Da dove si dovrebbe cominciare?

In Italia abbiamo 164 tribunali, 80 di questi non hanno il numero minimo di magistrati sufficiente per funzionare. Stando così le cose, è questo il primo livello su cui intervenire. Se ci fosse un tribunale per ogni capoluogo di provincia avremmo 129 tribunali, cioè una quarantina in meno, e potremmo redistribuire i magistrati e il personale amministrativo negli uffici giudiziari recuperando in efficienza. In Francia per esempio hanno meno tribunali che da noi, spendono meno e hanno una giustizia più efficiente. Naturalmente per questa riforma occorrerebbe un accordo tra maggioranza e opposizione, perché nessuno possa lucrare sull’inevitabile scontento dei sindaci dei comuni dove verranno aboliti i tribunali.

Cosa pensa invece del piano di riforma difeso dal ministro Alfano, centrato su sdoppiamento del Csm e separazione delle carriere?