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SCENARIO/ 2. Violante: sbagliato usare il populismo giudiziario come mezzo di lotta politica

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Resto contrario a entrambe le proposte. Ma non è certamente vietato discuterne per esaminarne costi e benefici. A me sembra che il problema principale del centro-destra sia oggi ridurre, ridimensionare, limitare le funzioni dei pm. Ma non pretendo di avere ragione. I sostenitori di quelle proposte devono dire chiaramente quale è il risultato politico che si vuole ottenere. Se il risultato o la conseguenza fosse quello di limitare l’intervento della magistratura nei confronti del crimine o quello di sottoporre il pm a controllo diretto o indiretto del governo, è chiaro che la grande maggioranza dei cittadini non sarebbe d’accordo. Guardi, nessuna di queste riforme c’entra con la lentezza dei processi. Sono invece rivolte a ridurre le dimensioni della giustizia come potere. Io credo che non sia stata ancora colta la grande trasformazione che è avvenuta in tutti i paesi democratici. Le  magistrature - ordinaria, contabile, amministrativa - una volta alla periferia del sistema politico ormai fanno parte, seppure in misura diversa, della governance di tutti i paesi democratici. Questo comporta naturalmente dei problemi di assetto e di responsabilità reciproca. In questo quadro io propongo di attribuire il giudizio sulla responsabilità disciplinare di tutte le magistrature ad un’Alta Corte, costituita per un terzo da eletti dai magistrati, per un terzo da eletti dal Parlamento e per un terzo da designati dal Capo dello Stato.  Altro discorso legato a questo è quello della fattibilità delle riforme, per le quali mancano attualmente le condizioni.

Porta chiusa, dunque?


In questo clima incandescente è difficile discutere in modo sereno e serio questo problema, e con il tipo di proposte che vengono fatte è chiaro che l’opposizione dirà sempre di no. Se invece si mette mano alla struttura del governo, a quella del Parlamento, al rapporto regioni-governo è possibile discutere, fatta salva l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, anche il suo assetto costituzionale, come fa la proposta dell’Alta Corte. Ma all’interno di un discorso complessivo che riguarda l’intero sistema politico italiano. Quant’è che si parla di riduzione del numero dei parlamentari e non si fa? Quant’è che si parla di senato federale? Ancor più importante: perché si vuol partire da ciò su cui non c’è l’accordo?

Lei ha detto che le magistrature oggi fanno parte della governance delle democrazie. Però una domanda sorge spontanea sulla base degli ultimi 17 anni di storia italiana: chi controlla questo potere? Può soltanto autolimitarsi?
 


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