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SCENARIO/ 2. Violante: sbagliato usare il populismo giudiziario come mezzo di lotta politica

Pubblicazione:lunedì 31 gennaio 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Il grande peso di tutte le magistrature nella vita economia, civile, amministrativa, politica del Paese ci pone davanti a problemi nuovi. Sul piano costituzionale c’è la questione del nuovo assetto disciplinare per tutte le magistrature. Sul piano dei codici c’è, ad esempio, la migliore definizione dei presupposti in base ai quali il pm può agire, a partire dal concetto di notizia di reato. Il pm deve agire non per cercare se c’è una notizia di reato, ma perché c’è una notizia di reato, acquisita da una denuncia, un rapporto di polizia o un’inchiesta giornalistica. Le tre commissioni di riforma del codice penale che si sono succedute, presiedute rispettivamente da Carlo Federico Grosso, da Carlo Nordio e da Giuliano Pisapia hanno tutte posto il problema del concorso di persone nel reato, e del tentativo, che oggi sono descritti  da previsioni a maglia troppo larga, che lasciano un eccesso di discrezionalità. Invece non bisogna sottrarre la polizia giudiziaria alla diretta disponibilità della magistratura per darla al ministro degli Interni. Ai tempi di piazza Fontana la polizia giudiziaria dipendeva dal ministero degli Interni e lei ricorderà le manipolazioni delle prove e i depistaggi per impedire l’accertamento della verità.
 
Il procuratore generale Vitaliano Esposito ha invitato i magistrati ad un maggior «riserbo». Lei come valuta questa esortazione?

È giustissima. Se facciamo una riflessione più ampia, l’Ottocento è stato il secolo dei partiti, il Novecento quello dei parlamenti, il Duemila sarà quello dei media. Il problema che non ci siamo ancora posti in termini seri è: un sistema così dominato dai mezzi di informazione e dall’opinione pubblica, che rapporto ha con la giustizia? In alcuni paesi è impedito a chi fa riprese televisive e fotografiche di entrare nei processi...

A chi o a cosa pensa in particolare?

Alla necessità di sottrarre certe fasi delle indagini all’emozione collettiva. Quanto ai processi televisivi dovrebbe essere cura professionale dei conduttori accertare che chi parla conosca, evitare sbrigativi giudizi di colpevolezza o di innocenza, porre la trasmissione  nei limiti dell’informazione sui fatti non della anticipazione del giudizio. 

Ma non c’è secondo lei un uso fuori controllo delle intercettazioni?
 


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