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SCENARIO/ Il "dilemma" referendum scombina i piani di Berlusconi, Bersani e Casini

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Ma nonostante tutto in molti, alcuni in buona fede, pensano ancora che una nuova fase del centrodestra possa essere avviata anche con un Berlusconi ancora regnante. Ma, temo, non facciano i conti col grado di disaffezione della gente comune verso questa classe dirigente non a torto simboleggiata dall’attuale presidente del Consiglio per il ruolo egemonico che ha assunto in questo quasi-ventennio dalla discesa in campo. E poi, che speranza c’è di progettare il futuro sotto l’egida di un premier ossessionato dalle inchieste e dalla giustizia e che pensa ancora di poter scherzare sulle questioni che hanno messo alla berlina lui e con lui l’intero Paese? Altri invece, nel centrodestra, pensano di potersi smarcare ora, ma forse è troppo tardi, e l’onda rischia di travolgere anche loro.
Che cosa o chi potrà smuovere le acque, allora? E’ incredibile, ma purtroppo solo il più astratto e astruso dei temi sembra poterci riuscire. Parlo della legge elettorale. Un recente sondaggio di Mannheimer ha evidenziato una realtà impensabile solo qualche mese fa: la maggioranza degli italiani la ritiene una priorità. Dunque non solo un’elite sazia e politicizzata, ma anche ceti popolari con il fine mese in “rosso” si appassionano al tema del sistema di voto: un segnale evidente del distacco crescente fra popolo e Palazzo, e di un’onda montante della protesta, volta a cambiare il meccanismo di selezione della classe dirigente. La marea di firme che ha accompagnato la proposta abrogativa di questa legge in vigore ha portato alla luce questa realtà, e ora ci sarà da attendere il verdetto della Consulta: se darà il via libera al referendum e se indicherà il ritorno al Mattarellum come risultato della richiesta abrogativa.
In ogni caso siccome è stata messa in discussione la “fabbrica” stessa delle poltrone (la legge elettorale) lo scossone si avverte già, nel Palazzo: ci sono timori, attese e speranze a seconda della parte politica. Pier Ferdinando Casini si è schierato per andare al voto con questa legge elettorale. Una mossa a sorpresa, impopolare, ma a ben vedere se ne capisce la ragione: chiusa da parte di Casini ogni possibilità di intesa con l’attuale centrodestra ancora saldamente berlusconizzato non è che dall’altra parte l’intesa sia semplice con Di Pietro, Vendola & co. E allora, ecco che c’entrano di nuovo i sondaggi: se è vero che il Terzo polo (Udc più Fini e Rutelli) è stimato saldamente sopra il dieci per cento, superando al Senato in tutte le regioni la soglia dell’otto per cento dell’attuale legge sarebbe in grado di far scattare  seggi ovunque, con altissime possibilità di diventare decisivo a Palazzo Madama.