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SCENARIO/ 1. La "primavera" di Bossi, Berlusconi e Bersani

Pubblicazione:giovedì 13 ottobre 2011

Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica) Berlusconi e Bossi (Imagoeconomica)

Dopo il passo falso di martedì sull'articolo 1 del rendiconto dello Stato, alle 11 di questa mattina il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiederà la fiducia alla Camera. Ieri, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è giunta la richiesta di una «risposta credibile» del premier e del Parlamento. «La questione che si pone – recitava la nota del Quirinale – è se la maggioranza di governo sia in grado di operare per garantire adempimenti imprescindibili». Parole che, secondo Paolo Franchi, alzano verso l’alto l’“asticella della responsabilità”.
«Qualche stratagemma per venire a capo del rendiconto finanziario la maggioranza lo troverà – dice Franchi a IlSussidiario.net –. Ciò che è avvenuto però non può essere ridotto a un incidente di percorso causato da “28 pasticcioni”. Il governo, infatti, da tempo dimostra grande compattezza soltanto in occasione delle questioni di fiducia e delle leggi che riguardano il premier. E questo scivolone, in un quadro in cui le fibrillazioni e movimenti interni non si contano, sembra davvero l’ennesimo passo verso una crisi sempre più vicina».

Secondo lei, Berlusconi proverà in ogni modo ad arrivare fino a gennaio, scongiurando così l’ipotesi di un esecutivo tecnico e puntando tutto sulle eventuali elezioni nella primavera dell’anno prossimo, come scrive Maurizio Belpietro?

Non conosco i pensieri del presidente del Consiglio, ma mi sembra un’interpretazione piuttosto realistica. Berlusconi sa bene che un governo di transizione o di responsabilità nazionale che dir si voglia, segnerebbe la sua fine. L’ipotesi peggiore dal suo punto di vista, infatti, è quella che tutta una serie di mondi, di ambienti e di poteri diversi si saldino per “seppellirlo”, favorendo uno sbocco politico di questo tipo.
Viceversa, il voto in primavera vedrebbe di nuovo il Cavaliere nelle sue abituali vesti di combattente, secondo lo schema di sempre: Berlusconi contro il resto del mondo. Ma non è il solo a fare questi calcoli.

A chi si riferisce?

Sembra proprio che Umberto Bossi preferisca andare in battaglia alla guida delle proprie truppe, pur sapendo che la montagna potrebbe franare. Certo, le crepe iniziavano a vedersi già dalle ultime elezioni amministrative, ma è altrettanto vero che nessuno oggi può sapere cosa resterebbe di Lega e Pdl dopo un anno e mezzo di un governo Monti. E se per i due leader del centrodestra vale il detto “simul stabunt, simul cadent”, nel centrosinistra le cose non sono poi così diverse se si parla di Pier Luigi Bersani.

Non a caso Walter Veltroni torna a chiedere con forza il governo d’emergenza.


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