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IL PALAZZO/ Mantovano: elezioni? No, se il Pdl non boicotta il decreto sviluppo

Pubblicazione:giovedì 13 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 14 ottobre 2011, 10.21

Berlusconi prende la parola alla Camera (Imagoeconomica) Berlusconi prende la parola alla Camera (Imagoeconomica)


Effettivamente la mancanza di un'opposizione forte e compatta è diventato un problema per la stessa maggioranza. C'è, o almeno si intravede, nel panorama politico italiano, quasi un processo di "autocombustione".
Un'opposizione forte, infatti, stimola la stessa maggioranza, ma in questo momento tutto questo non sta avvenenendo. Io spero in un senso di responsabilità generale di fronte a una crisi che è difficile affrontare ed è ancora più difficile superare.

Ritorniamo alle parole di Berlusconi. Dice il premier che né le elezioni anticipate, né un governo tecnico sono la soluzione per i problemi che dobbiamo affrontare. A suo parere Berlusconi cercherà di arrivare al fatidico mese di gennaio per votare almeno in primavera?

Sono calendari problematici. Io ripeto che lo snodo è il provvedimento sullo sviluppo. Personalmente sono preoccupato per i tagli alla sicurezza. Alla fine quello che si può dire è che occorre vedere se la manovra che abbiamo fatto e il provvedimento sullo sviluppo che si sta preparando, saranno in grado di produrre degli effetti buoni, almeno dei primi effetti di controtendenza rispetto alla crisi che stiamo affrontando. Saranno quegli effetti a stabilire il calendario delle scadenze politiche.

C'è tuttavia da registrare sempre una pressione esterna sull'esecutivo e nello stesso tempo si vede una sorta di rivolta dal basso da parte dell'elettorato e dei militanti leghisti.

Distinguerei su due punti. È evidente che nell'elettorato e nella base leghista ci siano segnali di profonda insoddisfazione rispetto alle promesse che sono state fatte e agli obiettivi che ci si poneva. Basterebbe pensare solo all'attuazione del federalismo fiscale che, in una situazione economica e finanziaria come questa, segna evidentemente il passo. Poi c'è un livello di conflittualità interna che è difficile giudicare dall'esterno. I problemi possono essere di diversa origine e ragione.

L'opposizione, Udc compresa, ha scelto l'Aventino (si fa per dire) e non si è presentata in Aula. Come giudica una scelta del genere?

Mi sembra una clamorosa dichiarazione di impotenza. Dico questo prima ancora prima di commentare questa scelta come un messaggio irriguardoso, di non rispetto verso le istituzioni.
Si potrebbe citare un famoso film di Nanni Moretti: si è puntato di più a far notare l'assenza piuttosto che la presenza.

(Gianluigi Da Rold)



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