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ROSY BINDI/ L'insulto rivolto ai Radicali: "Che str..."

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Il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia della Camera con 316 voti favorevoli e 301 contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. Ma la giornata è stata comunque ricca di tensioni: l’opposizione aveva infatti annunciato che non si sarebbe presentata in aula a votare fino a che la maggioranza non avesse raggiunto il numero legale, facendo così correre il rischio di annullare il voto e il blocco dei lavori. Fino all’ultimo non si sono visti Michele Pisacane, Antonio Milo e Pippo Gianni. Questi ultimi due rispondono comunque alla prima chiama, portando così la maggioranza a 315, poi anche il ripensamento di Pisacane, arrivato in Transatlantico per la seconda chiama, così si arriva a 316 contro i 301 dell’opposizione. Ma la tattica elaborata da Pd, Idv, Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem è destinata a fallire quando i radicali spuntano nell’emiciclo verso la fine della prima chiama: «I radicali stanno entrando», grida qualcuno, e partono anche gli insulti, cominciando da Rosy Bindi, presidente dell'Assemblea del Pd: «Che str… Quando gli str… sono str… galleggiano anche senz’acqua», ha detto, trovandosi poi davanti il tentativo di Lupi (Pdl) di placare gli spiriti: «State calmi, che tanto anche senza radicali avevamo superato il numero legale. Stavamo già ai 315». Ma la Bindi non ci sta: «Sì, infatti, difendiamo quei poveri ragazzi...».  E continua: «I radicali sono entrati in Aula prima che fosse dato il nostro segnale. I numeri adesso li verificheremo ma il problema è che continuano a comportarsi da autosospesi. Adesso le strade si dividono e la nostra, checché ne dica Pannella, va dalla parte giusta». Proprio Pannella infati risponde a tono alle critiche del Partito Democratico: «Sono degli artisti, sono riusciti a regalare di nuovo un altro successo a Berlusconi. Non possiamo fare di mestiere quelli che salvano i carcerati e i democratici. Sospetto ci sia del masochismo, riescono a essere mangiati anche quando l'altro è in polpette. Se ci tengono a essere totalmente dipendenti dalla loro mediocrità assoluta, facciano pure». Secondo il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, il governo «non c’è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i radicali hanno cercato la loro visibilità.

 

 


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