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PISANU/ Gasparri: ma quale frondista, le sue "idee" ci sono note da tempo...

MAURIZIO GASPARRI, commentando l’intervista di Beppe Pisanu al Corriere della Sera, si dice convinto della lealtà dell’ex ministro dell’Interno e dell’inesistenza dei cosiddetti frondisti

Beppe Pisanu e Claudio Scajola Beppe Pisanu e Claudio Scajola

Da tempo Giuseppe Pisanu, già ministro dell’Interno, relegato in questa legislatura al ruolo anonimo, seppur prestigioso, di presidente della Commissione antimafia, è tornato a far parlare di sé. Assieme a  lui, campeggia sulle prime pagine dei giornali l’ex ministro Scajola, a sua volta in deficit di notorietà da quando si è dimesso (per l’ennesima volta) dal dicastero per la storia della casa pagata a sua insaputa.
I due sarebbero a capo dei “frondisti”, ovvero di un pattuglia di parlamentari – preferibilmente ex Dc – pronti da un momento all’altro a dare il colpo di grazia al governo.  Fantapolitica? Secondo il capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, sì. Interpellato da ilSussidiario.net, Gasparri, infatti, si dice convinto che «in seno al Pdl, non sia in atto alcun tentativo di congiura. E nessuno sta complottando per destituire l’attuale maggioranza né per costituirne una alternativa». Pisanu, dal canto suo, sul Corriere della Sera di oggi afferma anch’egli che non c’è alcune fronda. Con Scajola? Ragionamenti comuni, alcune idee condivise e un rapporto cordiale. Niente di più. Eppure, anche oggi non ha perso l’occasione per chiedere al governo un passo indietro. Non – attenzione –, in maniera esplicita, invocando le dimissioni del premier. Ma sostenendo che l’esecutivo, di per sé, non può reggere.
A meno che non sopraggiungano scialuppe di salvataggio ad ampliare la maggioranza. Ampliamento che Gasparri non esclude. «Siamo disponibili a interloquire con tutti», dice. «Ma non abbiamo intenzione – aggiunge - di rincorrere nessuno». Tanto meno l’alleato naturale, l’Udc: «Devono prendersi le proprie responsabilità», spiega, riferendosi al diktat del partito di Casini: entriamo nella maggioranza se Berlusconi si dimette.
In ogni caso, «una crisi di governo – spiega –, allo stato delle cose, considerando l’attuale scenario economico, non è contemplata. Sarebbe da irresponsabili. Proseguiremo sino al termine della legislatura, come ci impone il mandato degli elettori. Il governo ha i numeri e la coesione sufficiente per durare e affrontare le sfide che la situazione richiede, a partire dalle riforme». Sempre che le defezioni di qualcuno non lo impediscano… «Io, anzitutto, giudico i comportamenti», afferma, tornando a parlare dell’ex titolare del Viminale. «E quelli di Pisanu sono sempre stati improntati alla correttezza. Non è da oggi che sostiene alcune posizioni. Le quali, anche se in esse non mi rispecchio, sono del tutto legittime».