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SCENARIO/ 2. Berlusconi e il "fantasma" di Prodi

L'analisi di STEFANO FOLLI dopo la 53esima fiducia del governo Berlusconi e gli scontri di Roma. I nodi da sciogliere nei due schieramenti e più in generale nella politica italiana

Romano Prodi (Imagoeconomica) Romano Prodi (Imagoeconomica)

Stefano Folli “mastica” politica come il pane quotidiano ed esprime giudizi realistici e ponderati in virtù della scuola di tradizione lezione laica democratica che ha frequentato fin da quando era ragazzo. L'ex direttore del Corriere della Sera, oggi editorialista de Il Sole 24 Ore, ma soprattutto opinion maker apprezzato in tutte le sedi della comunicazione nazionale, resta dapprima quasi stupito di fronte all'evolversi della situazione politica italiana, poi spiega con la sua razionalità quello che ha visto e che sta accadendo.
Folli facciamo un attimo il punto sull'ultimo voto di fiducia? Che che cosa le è sembrato di vedere in quella votazione? «Il voto di fiducia c'è nei numeri. Ma questi numeri tradiscono un'evidente debolezza. La maggioranza di questo governo ha perso ancora dei voti. Andiamo alla sostanza delle cose: in questa votazione, si sono viste fratture e contraddizioni. Alla fine, il voto di fiducia è stato raggiunto per il rotto della cuffia.
Non so se ci ricordiamo quello che si diceva della maggioranza di Romano Prodi nell'ultimo governo, che si reggeva su uno o due voti e che perdeva sempre “pezzi” in Parlamento. Mi sembra che ci stiamo avvicinando a una situazione simile. Insomma, se dovessi giudicare con una metafora il voto di fiducia che ha preso il governo Berlusconi, mi sento di dire che è stato applicato sulla pelle di questa maggioranza di centrodestra un cerotto, niente altro che un cerotto. Credo che quello che ha detto Pier Ferdinando Casini, valutando il voto di fiducia come una “vittoria di Pirro” sia il commento più adatto».

Ma non le pare che la situazione complessiva della politica italiana viva in una situazione surreale? Ci sono problemi che spuntano da tutte le parti e sono problemi di carattere politico ed economico, che si intrecciano. Eppure si va avanti in un modo dove non si coglie il senso di una svolta, di una reale voglia di affrontare i problemi e di operare un cambiamento?

Il problema è che non regge l'impalcatura di questo sistema politico. E in più non c'è uno straccio di alternativa. Basta guardare nella maggioranza quante persone vivano un vero e proprio malessere personale. È evidente che nasce da un malessere politico di fronte a un'agenda che non viene mai rispettata: c'è il ritardo sul decreto per lo sviluppo, si blocca la nomina per Bankitalia. Si continua a rinviare su un elenco di problemi molto lungo. E, ripeto, non c'è uno straccio di alternativa. In questo senso è vero che si viva in una situazione surreale.

L'impressione è che l'inconsistenza dell'opposizione sia ormai speculare alla pochezza della maggioranza. Che ne pensa?

Sono totalmente d'accordo con questa valutazione. È proprio speculare la situazione tra maggioranza e opposizione. Ho ragionato sulla scelta di abbandonare l'Aula da parte dell'opposizione e devo dire che non mi è piaciuta affatto. Al limite, si potrebbe comprendere un atteggiamento - ripeto discutibile - di questo tipo, se facesse parte di una manovra movimentista di una grande opposizione che si muove compatta e cerca di dare la spallata finale alla maggioranza di governo. Il problema è invece che questa decisione, piuttosto spiacevole, viene da un'opposizione che è spaccata al suo interno su tutto. Sono divisi su tutto.

Come giudicare una simile situazione?