BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DOPO TODI/ 1. Barcellona: io, non credente, sposo la sfida di Bagnasco

L'articolo di Pietro Barcellona L'articolo di Pietro Barcellona


L’emergenza antropologica dalla quale siamo distolti da mille falsi anestetici, come le campagne massmediatiche di prodotti farmacologici che risolvono tutti i problemi, rischia di ridurre l’essere umano alla mera pedina fisica di una manipolazione onnipresente che riduce ogni speranza al mordi e fuggi in un ipermercato globale. Mentre un arrogante scientismo, declamato su quasi tutte le pagine dei giornali e delle televisioni, si candida a gestire meccanicamente l’esistenza umana dalla nascita alla morte, col progetto ormai evidente di neutralizzare ciò che per gli esseri umani ha sempre costituito una sorta di innata spiritualità del pensiero e dell’immaginazione, la vita quotidiana trascorre nella disperazione, nella solitudine e nella mancanza di futuro delle nuove generazioni. Si può dire che oggi per la prima volta nella storia i giovani, sopraffatti dalle enormi difficoltà della vita, provano il terrore dell’isolamento totale. Anche di fronte agli ultimi fatti di Roma non si tratta certo di giustificare in alcun modo la violenza ma bisogna tuttavia cercare di comprendere come i seminatori della violenza distruttiva siano a loro volta intossicati dal terrore di essere schiacciati da un mondo che li ignora totalmente.

La disintegrazione del tessuto sociale, la formazione di piccole cerchie di potere sottratte ad ogni controllo, la massificazione omologante che distrugge identità e tradizioni hanno creato tra noi e le nuove generazioni una  vera e propria terra di nessuno dove spesso l’unico modo per sentirsi vivi è quello di dar vita ad un branco feroce che scarica la rabbia su tutto ciò che incontra.

La crisi antropologica tocca anche il cuore della cultura laica contemporanea che continua a proporre “fantasie onnipotenti” sulla creazione artificiale della vita mentre lascia senza risposta tutte le domande sul senso ultimo delle cose. Anzi la cultura scientista irride sarcasticamente ogno discorso sull’Anima. Così, in un articolo intitolato “Se l’anima e il suo corteo di idee si specchiano nell’i-pad”, Edoardo Boncinelli (uno dei più illustri mentori della nuova visione scientifica del mondo in cui tutta la  vita mentale si risolve nei meccanismi neuronali) scrive che non esiste migliore esempio di razionalità asservita alle emozioni di quella che si dedica alle “domande supreme” e alle “domande di senso”. E continua proclamandosi un appassionato dell’i-pad che è la conferma “scientifica” del “dubbio” sull’esistenza dell’anima stessa.

Boncinelli è un collaboratore del Corriere della Sera (che non a caso è tra i pochi giornali che non hanno dato notizia del nostro appello) che con un articolo di fondo di De Bortoli suggerisce alla Chiesa di adoperarsi nel “sociale” con le sue tradizionali istituzioni di assistenza e cura dei poveracci e degli emarginati, e di rinunciare a porre sul terreno della politica generale i temi dei “valori non negoziabili” che vanno lasciati alla libertà di coscienza individuale. A parte il fatto che anche i laici affermano di difendere “valori non negoziabili” come la democrazia, non riesco francamente a capire come il nascere e il morire o il ruolo della famiglia nella riproduzione degli esseri umani possano essere sottratti all’insegnamento della Chiesa, per essere poi utilizzati di fatto come strumenti surrettizi per definire gli schieramenti politici. Personalmente non auspico affatto la rinascita di una democrazia cristiana aggiornata sui temi del presente, ma sono altrettanto convinto che la Chiesa e il mondo cattolico debbono essere un punto di riferimento essenziale nella discussione pubblica sulla vita individuale e collettiva. Non solo per evitare le derive radicali che oramai la cultura scientista sta “propagandando” con grande dispiegamento di forze (Veronesi scrive continuamente che ogni differenza sessuale è destinata a scomparire con le nuove tecnologie di riproduzione artificiale della vita), ma anche per dare in positivo la testimonianza pratica che è possibile un altro modo di vivere non fondato sulla competizione estrema e sulla guerra di tutti contro tutti.


COMMENTI
19/10/2011 - Una nuova esigenza ontologica (Salvatore Ragonesi)

Pietro Barcellona sta rivelando ormai tutta la sua natura "metafisica" e tuttavia continua a ritenersi "ateo". Egli dovrebbe, a parer mio, compiere lo sforzo estremo di analizzare se stesso, perché si accorgerebbe di non essere affatto un sostenitore tradizionale del vecchio ateismo storicista,visto il grande afflato ontologico che lo sostiene e che ne alimenta le nobili azioni ed i ragionamenti per nulla materialisti, scientisti e relativisti. Mi permetterei però di fare notare a lui ed a coloro che fanno professione di laicismo che in un mondo così spiritualmente depauperato l'emergenza antropologica richiama necessariamente una visione trascendentale poco incline all'ateismo ed al politicismo praticato spesso e volentieri dalle alte e sofisticate gerarchie ecclesiastiche. Barcellona, invece, sembra voler dire: meglio questo che nulla. Ma ciò non può essere il massimo della energia ontologica che si deve richiedere al credente non impigliato nella rete politicistica.