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Politica

DOPO TODI/ 1. Barcellona: io, non credente, sposo la sfida di Bagnasco

Il dibattito sulla crisi e sul ruolo dei cattolici sembra viziato da un "congiunturalismo", che si riduce poi alla discussione sulla durata del governo. Il contributo di PIETRO BARCELLONA

L'articolo di Pietro BarcellonaL'articolo di Pietro Barcellona

Sempre più si ripete nei commenti che la crisi che stiamo vivendo va ben oltre i confini dell’economia e della politica e si caratterizza per essere, come scrivono in tanti, una vera e propria crisi di sistema. Così pure nelle varie tribune dove si discute del futuro del nostro Paese viene più o meno sinceramente richiamata la questione cattolica come uno dei temi che attraversano l’intera scena della politica italiana.

In tutti i casi, per lo più, la discussione è viziata da un “congiunturalismo” che tende a piegare ogni seria riflessione all’immediatezza di un risultato pratico che, per lo più, coincide con la caduta o la permanenza del governo Berlusconi. Questo atteggiamento diffuso pregiudica seriamente la capacità di capire cosa stia veramente accadendo in Italia e in Occidente e quali siano le vere sfide con le quali confrontarsi.

Insieme a tre antichi compagni di avventure intellettuali (Paolo Sorbi, Mario Tronti e Giuseppe Vacca), si è pensato di reagire a questo andazzo deprimente che preclude ogni approfondimento e ogni autentico allargamento della prospettiva verso il futuro della società italiana e dell’intero pianeta. Ne è nato un documento che è stato pubblicato interamente dall’Avvenire, che è stato ripreso da diversi giornali nazionali e sul quale intendo richiamare l’attenzione con un breve contributo personale per sottolineare il senso di questa iniziativa. La convinzione che ci ha sostenuto nella non facile decisione di fare una proposta pubblica sottoscritta dal nostro piccolo gruppo di amici, è quella che il mondo intero sta attraversando una fase di drammatica rottura degli equilibri e degli orientamenti culturali tradizionali che può determinare una vera e propria catastrofe della forma di civiltà in cui siamo vissuti.

Emergenza antropologica
significa infatti che si sta toccando il nucleo profondo di quella che è stata per millenni l’identità di ogni essere umano: la costituzione di una soggettività libera e responsabile che insieme agli altri uomini si è sempre posta il problema di costruire una città futura, migliore della presente. Ciò che tutti abbiamo sotto gli occhi è un movimento caotico di atomi chiusi nel perseguimento ossessivo del proprio personale godimento e affermazione, lo sfrenarsi di forme di sopraffazione e violenza inedite e la scomparsa di ogni modello e valore di riferimento fino ad una sorta di annichilimento masochistico di ogni senso della vita che non si riduca al desiderio immediato di soddisfazione.


COMMENTI
19/10/2011 - Una nuova esigenza ontologica (Salvatore Ragonesi)

Pietro Barcellona sta rivelando ormai tutta la sua natura "metafisica" e tuttavia continua a ritenersi "ateo". Egli dovrebbe, a parer mio, compiere lo sforzo estremo di analizzare se stesso, perché si accorgerebbe di non essere affatto un sostenitore tradizionale del vecchio ateismo storicista,visto il grande afflato ontologico che lo sostiene e che ne alimenta le nobili azioni ed i ragionamenti per nulla materialisti, scientisti e relativisti. Mi permetterei però di fare notare a lui ed a coloro che fanno professione di laicismo che in un mondo così spiritualmente depauperato l'emergenza antropologica richiama necessariamente una visione trascendentale poco incline all'ateismo ed al politicismo praticato spesso e volentieri dalle alte e sofisticate gerarchie ecclesiastiche. Barcellona, invece, sembra voler dire: meglio questo che nulla. Ma ciò non può essere il massimo della energia ontologica che si deve richiedere al credente non impigliato nella rete politicistica.