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SCENARIO/ 2. Magatti: a Todi si rivede Sturzo (e la società) ma non la Dc

Quale significato e quali conseguenze potrà avere sul mondo cattolico e sul paese intero il convegno che si è svolto lunedì, tra le mura del convento di Todi? L'opinione di MAURO MAGATTI

Il convento di Todi Il convento di Todi

Tra le mura del convento di Todi era possibile percepire distintamente che a convocare lì il mondo cattolico era la Storia. La storia che stiamo vivendo in questi mesi e in questi anni e che ci sollecita ad andare oltre quella lunga fase storica che è alle nostre spalle, alla ricerca di una nuova stagione che, per poter venire alla luce, ha però bisogno di una faticosa gestazione. In fondo, è stata proprio la gravità di questa crisi - con tutto il suo carico di urgenze, conflitti e speranze - che ha permesso di superare diffidenze, freddezze, sospetti, riuscendo là dove da vent'anni e più si era sempre fallito: far incontrare esponenti delle diverse anime del mondo cattolico per parlare e discutere insieme di politica e di futuro.

Ugualmente palpabile era la consapevolezza di una grande, financo sorprendente, vitalità del mondo cattolico. Nonostante tutte le sue debolezze e le sue fragilità, questa radice antica che attraversa l'Italia intera continua a costituire, oggi come ieri, un tessuto profondo e popolare che nessun'altra radice culturale e sociale può, neanche lontanamente, vantare. Così, coloro che prendevano la parola sono stati aiutati a non dimenticarsi di essere lì per conto e in nome delle tante persone, famiglie, associazioni, territori attivi in tutto il paese. Forse anche per questo la discussione è stata amichevole e il dibattito fluido.

In effetti, proprio tale radicamento è il vero antidoto all'antipolitica che, come ha osservato il rettore dell'Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, costituisce il rischio a cui le democrazie contemporanee sono esposte, indebolite come sono dai contraccolpi della crisi economica e sociale, mentre i palazzi della politica e dell'economia resistono nel difendere un modello di sviluppo che ormai non può più rappresentare un futuro per le nuove generazioni.
Nel caso italiano, più specificatamente, vent'anni di seconda Repubblica lasciano una pesante eredità: elites che, proprio perché si sono definite e pensate come acattoliche, si sono progressivamente allontanate dalle fibre più vitali del paese, perdendo progressivamente la propria capacità di governo.

Per questo, su Todi  ha  insistentemente aleggiato lo spirito di Sturzo. Grazie all'iniziativa delle sette associazioni economico-sociali di origine cattolica era lì rappresentata larga parte di quel  paese che "c'è ma non si vede" e che con le proprie forze, spesso lontano dalle istituzioni, si spende generosamente per tenere in piedi l'Italia. Una parte del paese che però ha  urgentemente bisogno di trovare nuovi canali e nuove forme di rappresentanza e di espressione, dato che quelli della politica tradizionale non riescono più a funzionare.