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DOPO TODI/ Se il contributo dei cattolici non è uno sforzo etico…

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Il Cardinale Angelo Bagnasco (Ansa)  Il Cardinale Angelo Bagnasco (Ansa)

Attorno all’evento di Todi, dove domenica e lunedì scorsi si sono ritrovati i rappresentati dell’associazionismo cattolico, espressione del mondo culturale, economico e sociale, il rischio è come sempre quello di dare risalto alla notizia di singole dichiarazioni, senza comprendere realmente quello che è successo.
Todi è stata solo un’occasione di incontro, seppur importante, tra movimenti cattolici impegnati nel lavoro e nelle imprese. Incontro avvenuto alla luce del Magistero di Benedetto XVI, nella consapevolezza di tanti che il fattore decisivo e determinante di speranza e di salvezza per la vita di tutti non consiste in alcun progetto politico, economico o sociale, ma nel riconoscimento della  presenza di Cristo che si fa storia, anche attraverso la nostra testimonianza nella società.
Tra i tanti interventi, mi ha colpito particolarmente quello del Cardinale Angelo Bagnasco, che ha posto l’accento sulla centralità dell’avvenimento della fede (ovviamente totalmente trascurato dalla pubblica opinione) e sulle responsabilità che siamo tenuti a testimoniare nella società e nella vita politico-economica del Paese.
Molti interventi hanno sottolineato, con un sano realismo, lo stato di smarrimento in cui versa il popolo italiano, che sta generando una mancanza di speranza e di energia nell’affrontare la vita, in generale, e la crisi attuale, in particolare.
Dall’assenza di speranza si origina un atteggiamento molto comune fatto di lamento, che sfocia in una certa stanchezza nell'affrontare la realtà ed in alcuni casi in rabbia e violenza (vedi i fatti di sabato scorso a Roma). Si tratta di atteggiamenti che rischiano di diventare la modalità quotidiana di cui si è vittime e protagonisti.
Questa grave situazione in cui viviamo pone a tutti noi una domanda: come si può affrontare la crisi e quale contributo possiamo dare noi cattolici?
L’opinione pubblica, diversi intellettuali e alcuni esponenti del mondo cattolico sono convinti che la speranza del Paese possa nascere da un nuovo “progetto politico”, come se l’avvenimento cristiano e la novità che genera non possano essere sufficienti per incidere nella storia.



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