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NO TAV/ Chiamparino: perché la sinistra non isola i terroristi?

L'intervista a Sergio Chiamparino L'intervista a Sergio Chiamparino

Innanzitutto non deve stupirsi di ciò che è successo in piazza San Giovanni. I cosiddetti “black bloc” non sono un corpo estraneo a chi frequenta i centri sociali delle nostre città. Sarebbe un errore fare di ogni erba un fascio, senza distinguere chi persegue finalità sociali e chi invece ha un progetto eversivo. Ma non si può nemmeno chiudere gli occhi davanti a frange estremiste che quando hanno la possibilità di spostare l’asse delle manifestazioni sul terreno dello scontro radicale lo fanno.
Dopodiché bisogna introdurre delle discriminanti politiche che escludano dalle manifestazioni questi soggetti. So benissimo che c’è una sinistra che con i rapporti sociali ha un rapporto organico. Ma il passo va fatto. L’esperienza del terrorismo ce lo ha insegnato.

Stiamo correndo gli stessi rischi di quegli anni?

Guardi, l’unica differenza che ho visto tra i violenti di Roma e i terroristi del passato è l’uso delle armi. Cosa che non si può nemmeno escludere in futuro.
Ad ogni modo, la sinistra ha iniziato a sconfiggere il terrorismo quando ha capito che era un fatto politico e non una questione di provocatori, di agenti segreti o di fascisti travestiti da comunisti. Erano invece dei militanti che pensavano di volgere a favore della loro lotta la radicalizzazione dello scontro.
Fortunatamente a un certo punto il fenomeno è stato analizzato con lucidità e l’acqua nella quale questi pesci nuotavano è stata prosciugata.
C'è poi un altro insegnamento che non bisognerebbe dimenticare.

Quale?

Le radicalizzazioni hanno sempre consegnato la vittoria all'establishment e ai poteri forti, mai al fronte progressista. Non a caso, grazie agli scontri romani, dei problemi del governo non si è più parlato...

(Carlo Melato)

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