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SCENARIO/ Caldarola: il Pd rischia l'"esplosione"

Pubblicazione:sabato 22 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 22 ottobre 2011, 9.14

L'intervista a Peppino Caldarola L'intervista a Peppino Caldarola

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, di fama “rottamatore” all'interno del Partito Democratico, ha annunciato una nuova convention a Firenze, per fine mese, dal titolo emblematico “Big bang”. Se si poteva aggiungere un po' di pepe alla “minestra riscaldata” del Pd, Renzi lo ha fatto. Ma quello che stupisce è che comunque, in questo momento, l'immagine del Partito democratico, rispetto alla realtà che l'Italia sta vivendo, è quasi surreale. Di fronte a una maggioranza “scricchiolante” per usare un eufemismo, il Pd che dovrebbe essere la punta acuminata dell'opposizione, vivacchia al suo interno, si divide in piccole aree di riferimento, e sembra completamente privo di ogni comunicazione, o di rappresentazione, con la realtà sociale.
Ne parliamo con Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità, ex parlamentare del Pd, una storia di grande dignità nella sinistra italiana, con l'impegno del militante e l'onestà del giornalista impegnato, che sa anche riconoscere i suoi errori e che soprattutto non rinuncia mai a uno spirito critico non distruttivo, ma teso a trovare delle soluzioni politiche valide.

Caldarola, che cosa ne pensa del Pd, in questo momento?

Una domanda che richiede una risposta quasi problematica. Diciamo che ci sono le vecchie leadership, che si stanno lentamente appannando. I tre leader che meglio rappresentano questa condizione sono Pierluigi Bersani, Massimo D'alema e Walter Veltroni. Possiamo dire che questi tre leader sono cadenti, ma non sono ancora caduti. Tutti pagano qualche cosa del passato: Bersani non ha convinto e convince sempre meno; D'Alema ha avuto qualche frequentazione poco convincente, per cui incappa anche in vicende come quest'ultima che gli ha procurato un avviso di garanzia; Veltroni paga ancora per il fatto che si è dimesso a suo tempo e per altre ragioni ancora.
La sostanza però che appare più preoccupante è il fatto che questi tre leader, cadenti ma non caduti, sono diventati ingombranti.

È una fotografia allarmante dello stato di questo partito, in un momento come quello che stiamo vivendo, di profonda crisi politica ed economica che si intrecciano tra loro.


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