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Politica

GIUSTIZIA/ Zurlo: tra Berlusconi e i magistrati tregua impossibile, come accadde a Craxi...

STEFANO ZURLO commenta la situazione giudiziaria del premier Berlusconi, alla luce della derisione subita ieri a Bruxelles e del rinvio dell’udienza di oggi per il processo Mills

Foto AnsaFoto Ansa

Le gatte che il premier deve pelare, ormai, non si contano. Ieri è andato a Bruxelles, ed è stato deriso da Francia e Germania. Un giornalista ha chiesto alla Merkel e a Sarkozy se si fidano di Berlusconi. Loro si son messi a ridere. Prima, lo avevano duramente strigliato. “Il problema sei tu. Muoviti a fare le riforme e, poi, dimettiti, come Zapatero”, il succo dei colloqui. Berlusconi, tornatosene con le pive nel sacco, in Italia, ha fatto buon viso a cattivo gioco. E ha indetto un Cdm straordinario per fare la riforma delle pensioni e dar soddisfazione all’Europa. Contestualmente, avrebbe dovuto presentarsi in aula per il caso Mills. Invocando il legittimo impedimento (il Cdm), non si è presentato, rimandando l’udienza del processo. Uno dei tanti. «Uno degli infiniti. È una situazione talmente intricata a complessa che si potrà risolvere esclusivamente in un modo: con l’uscita di scena definitiva di Berlusconi», dice, raggiunto da ilSussidiario.net, Stefano Zurlo, inviato de Il Giornale per la cronaca giudiziaria e autore del recente “Prepotenti e impuniti” (Piemme). Quando Zurlo parla di uscita di scena è chiaro a cosa si riferisce. «Per i magistrati non sarà sufficiente la conclusione della sua carriera politica. Non ci sarà alcun salvacondotto giudiziario, come alcuni hanno ipotizzato, in seguito alle sue dimissioni. Basta vedere quello che è successo a Craxi. Tutti i processi e l’attacco nei suoi confronti avranno fine solo quando sarà morto». Secondo Zurlo, non si vede via d’uscita. «Anche perché non si sono risolti alcuni nodi fondamentali nel rapporto tra lui e la magistratura». Che, come è emerso ieri, lui definisce, in relazione al caso Ruby “pornomagistratura”. «Una semplificazione che non si può accettare», dice il giornalista.
«È vero che ci sono state forzature, con intercettazioni delle sue conversazioni ottenute di rimbalzo grazie a una giurisprudenza favorevole. Me se avesse agito con una certa discrezione, dato che è da aprile 2009 che c’erano campanelli d’allarme, con la storia di Noemi, tutto questo non sarebbe accaduto».  Le colpe ci sono da entrambe la parti. «Il grande limite di Berlusconi è che non si è mai concepito come uomo di governo. Ma come opposizione dell’opposizione; ovvero, come opposizione ai poteri forti, alla magistratura, a Confindustria, alla scuola e via dicendo. D’altro canto, le anomalie che si verificano nei suoi processi sono infinite e continue». Gli esempi non mancano. «Basti pensare a quando, il giudice Carlo Crivelli, (presidente della settima sezione del Tribunale penale di Milano) disse al pm Gherardo Colombo, riferendosi a Berlusconi: “con l’imputato bisogna usare il bastone e la carota”. Crivelli, che stava giudicando Berlusconi nell’ambito del processo sulle tangenti alla Fiamme Gialle, non sapeva che la sua conversazione stava venendo registrata da un microfono lasciato erroneamente acceso».