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SCENARIO/ Pasquino: tra Pd e Pdl, Napolitano "incorona" Casini

Dopo il parere positivo incassato in Europa dalla “lettera d’intenti” del governo, il quadro politico continua a essere piuttosto agitato. L'analisi di GIANFRANCO PASQUINO

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Dopo il parere positivo incassato in sede europea dalla “lettera d’intenti” del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quadro politico italiano continua a essere piuttosto agitato. I sindacati infatti hanno annunciato battaglia sul fronte dei cosiddetti “licenziamenti facili”, prospettati nel testo inviato a Bruxelles. Nella maggioranza, invece, i “malpancisti” hanno annunciato la presentazione di un appello al premier affinché faccia un passo indietro per realizzare gli impegni assunti in sede europea e «non finire su un binario morto».
«Tutto ciò non mi sorprende – dice a IlSussidiario.net il politologo Gianfranco Pasquino –. Berlusconi, infatti, è un ottimo venditore. E con il suo stile accattivante è riuscito a “piazzare” la manovra all’Unione europea. Se però si vanno a guardare nel dettaglio i contenuti di quella missiva si nota subito una notevole vaghezza. Sulle pensioni, ad esempio, quella lettera non dice nulla di quanto già sappiamo. Per quanto riguarda le altre promesse, invece, com’è già evidente, a livello politico sarà complicatissimo realizzarle».

Cosa mancava, secondo lei, in questo testo?

Per prima cosa una patrimoniale. In questo momento lo Stato ha bisogno di soldi ed è giusto che li chieda a chi li ha. Contribuiscano quindi i Montezemolo, i Della Valle, ma anche i Confalonieri e i Doris, se sono davvero disposti a scommettere su questo Paese. Il debito pubblico in questo modo si potrebbe abbattere del 30%, passando dal 120% al 90%.
In secondo luogo i tagli ai costi della politica. Su questo tema bisognerebbe però evitare ipocrisie. Non si risparmia granché, infatti, tagliando il numero dei parlamentari, ma, ad esempio, andando a toccare le province, con i loro edifici, il personale e tutto ciò che ne consegue.

Tornando a ciò che è stato promesso dal governo, come giudica la reazione dei sindacati sui licenziamenti “per motivi economici”?

È una battaglia di retroguardia. Questa proposta infatti non è affatto una tragedia. Non solo, se il sindacato avesse un minimo di capacità di negoziazione tratterebbe a livello della singola azienda chi andrebbe licenziato e chi invece bisognerebbe assumere.
Troppo spesso però le organizzazioni sindacali preferiscono rinchiudersi nelle loro torri d’avorio e limitarsi a organizzare qualche manifestazione di successo, soltanto dal punto di vista numerico. Sul piano dei risultati, infatti, non mi sembra che siano riusciti a migliorare le condizioni di chi lavora e di chi invece un lavoro non ce l’ha.

Veniamo al nodo pensioni. Questa volta il veto è stato della Lega Nord. A giudicare dalle dichiarazioni di questi giorni, non sembra però che un ipotetico governo di centrosinistra sia in grado di fare molto di più. 


COMMENTI
29/10/2011 - Le sorti poco gloriose della nuova Italia (Salvatore Ragonesi)

Il prof.Pasquino esprime sommessamente e sinceramente,com'è abituato a fare da scienziato della politica,tutto il suo scetticismo sulle sorti poco gloriosi della nuova Italia terribilmente egemonizzata da piccoli e grandi politicanti,da rozzi cultori del "particulare" e da furbastri che si spacciano per valorosi "Uomini di Stato".Nel suo ragionamento,Berlusconi è il Capo indiscusso dei piazzisti,Bossi è una povera e indifesa creatura attaccata al "porcellum" ed il sindacalismo di sinistra e di destra recita ormai la sua triste litanìa corporativa.La descrizione della decadenza sindacale costituisce l'aspetto forse più deprimente dell'intero quadro,la cui efficacia sta proprio nella tenacia con la quale,dai più grandi ai più piccoli,ognuno difende irresistibilmente i propri interessi "domestici".Povera Italia!

 
28/10/2011 - Aurea mediocritas (Giuseppe Crippa)

… lo diceva Orazio nelle sue Odi. La traduzione corretta è «un'aurea moderazione» Lascio ai fautori del bipolarismo la banale e scorretta traduzione «aurea mediocrità»

 
28/10/2011 - In medio stat virtus (PAOLA CORRADI)

...lo diceva anche Aristotele.