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SONDAGGI/ Binetti: un cattolico su due oggi non voterebbe? Ecco perché non ci credo

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Nessuno, tra i parlamentari cattolici, quindi,  «ha avuto modo - conclude - di dire come parlerebbe al mondo cattolico il Pdl, il Pd o l’Udc. Sia ben chiaro: io sono fortemente convinta del valore di Todi. Sta di fatto che il mancato invito ha impedito ulteriormente all’elettorato cattolico di sapere che cosa stessero facendo i loro parlamentari. Non si è sentita al necessità di ricucire la distanza con il mondo cattolico e con quei cattolici che, impegnati in politica, fanno nei partiti una certa proposta».

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
28/10/2011 - Buffo (Daniele Scrignaro)

Dicevo io che è colpa di Todi se in più di quarant’anni che sono chiamato a votare non so che cosa stiano facendo i miei parlamentari. Sarebbe bastato uno sproloquio – uno per partito dove c’è almeno uno che si dice cattolico (“professa” è desueto) – che sarei stato illuminato. L’intervista conferma che quando un cattolico è eletto “sparisce” per il tempo della legislatura – a meno di interviste, talk-show, siti web, pagine Facebook, podcast – e ricompare, puntuale, alla successiva campagna elettorale, non solo coi pieghevoli che intasano la casella, ma in carne e ossa all’ipermercato o al party. E io? Ho mai chiesto niente ai “miei” parlamentari? Li ho mai scrollati dall’albero se degli obiettivi irrinunciabili (la vita, la famiglia, la libertà di educare) non è stato ottenuto nulla? L’Arcivescovo di Milano non ci lascia tranquilli in panciolle davanti alla tv o in volontariati cheta coscienza – al fondo uguali espressioni di mie decisioni emotive e istintive sul mio tempo libero –, ci avverte: “Nel prossimo decennio la dimensione sociale della vita di fede sul piano personale e comunitario sarà bruciante.(…) Ai fedeli laici cristiani tocca partecipare a questo compito sociale e politico in maniera molto più pronunciata di quanto non sia avvenuto in questi ultimi venticinque anni. (…) In questo momento è fondamentale il richiamo a uno stile di vita autenticamente sobrio che arrivi fino ai consumi (…), a concepire la giustizia sociale (…), che fa il mio bene”.