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SCENARIO/ Franchi: il referendum di Vendola e Di Pietro? Un "regalo" a Berlusconi

Pubblicazione:mercoledì 5 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 5 ottobre 2011, 13.03

Foto Ansa Foto Ansa

Si andrà a elezioni? E quando? Da destra a sinistra, passando per il centro, tutti si arrovellano sulla questione. Il referendum, grazie a 1 milione e 200mila firme (un successo strepitoso) raccolte per esser presentato alla Corte Costituzionale, minaccia l’ipotesi. I partiti si stanno facendo i conti in tasca per capire cosa realmente convenga loro. Svariate formazioni sono ben consapevoli del fatto che l’eventuale ritorno al Mattarellum scompaginerebbe le carte in tavola in maniera inaccettabile. Tanto vale mantenere lo status quo. Ma, anche in questo caso, non è chiaro come. Abbiamo chiesto a Paolo Franchi di render più distinguibili i fattori in gioco.

 

Quali saranno le mosse dei principali partiti?

 

Anzitutto, va detto che non è per nulla scontato che la Corte costituzionale decida di dare il via libera ai quesiti. Secondo l’interpretazione corrente potrebbe, in ogni caso, fungere da stimolo per una riforma elettorale con un accordo, in Parlamento, quanto più possibile ampio. Dati i rapporti tra maggioranza e opposizione, e quelli tra le opposte fazioni interne alla maggioranza, dubito, tuttavia, che sussistano le condizioni per un accordo del genere.

 

Quindi, posto che la Consulta dia l’ok, che scenari prevede?

 

Berlusconi, di sicuro, in questa situazione di devolezza e logoramento, non vuole andare a votare. Il referendum, paradossalmente, lo avvicinerebbe alla fine della legislatura. E al semestre bianco in cui il presidente non può sciogliere le Camere. Tantomeno vuole le urne anticipate la Lega. Sul piano elettorale, attualmente, non sta messa bene. Nel centrodestra, quindi, la spinta selvaggia per andare a elezioni – di cui tutti parlano – non la vedo.

 

E nel centrosinistra?

 

Il referendum sta venendo utilizzato dalla minoranza interna al partito per attaccare Bersani. Ma questo è solo l’aspetto più manifesto della questione. Lo scontro sta facendo, infatti, emergere due punti di vista radicalmente diversi sul futuro delle alleanze. Il Mattarellum penalizza l’Udc e se il Pd cavalcasse il referendum, si precluderebbe  ogni rapporto con Casini. Ma Bersani, e con lui molti altri, è intenzionato a trovare un modo per intendersi con la sinistra estrema e, al contempo,  trovare un qualche tipo d’accordo con il centro.  L’altra componente del partito, specie quella di “veltroniana” memoria, invece, è convinta che il referendum rappresenti la possibilità per alimentare le proprie pulsioni bipolariste.

 

A questo punto, l’Udc con chi si schiererà?


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