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SCENARIO/ Emma Bonino: il referendum elettorale? Uno strappo alla democrazia

Il referendum sulla legge elettorale ha guadagnato le prime pagine dei giornali e ha smosso il quadro politico, ma i radicali questa volta non saranno della partita. EMMA BONINO

La vice presidente del Senato, Emma Bonino La vice presidente del Senato, Emma Bonino

«Vedo molta ipocrisia nell'aria», avverte Emma Bonino. Il referendum sulla legge elettorale ha guadagnato le prime pagine dei giornali e ha smosso un quadro politico piuttosto ingessato, ma i radicali, questa volta, non saranno della partita.
«Gli stessi promotori del referendum - dice la vice presidente del Senato a IlSussidiario.net - dicono in privato ciò che non dicono in pubblico. Vale a dire che questo referendum ha altissime probabilità di essere vanificato per tre ordini di motivi: la possibilità che le forze politiche indicano elezioni anticipate allo scopo di schivarlo, lo stop per ragioni di inammissibilità che potrebbe arrivare dalla Corte costituzionale e il forte dubbio che la "reviviscenza" (far tornare in vita la legge precedente, in questo caso il Mattarellum ndr) sia un dato acquisito.
Per loro stessa ammissione, quindi, si tratta di un "referendum-stimolo". Che io sappia però non è previsto dalla Costituzione. E se si accusa l'avversario politico di violare continuamente le regole, per coerenza bisognerebbe evitare strappi che inferiscono ulteriori ferite a uno stato di diritto già moribondo».

Lei perciò non crede la che soluzione al problema della rappresentanza passi dai due quesiti?

Un ritorno al Mattarellum forse "conviene" rispetto al Porcellum, ma di certo non "risolve" né il tema della rappresentanza, né quello della governabilità. Anzi, temo proprio che in questo modo si possa mettere la parola fine a qualsiasi riforma in senso maggioritario, che tra l'altro gli italiani avevano indicato con la schiacciante vittoria del referendum del 1993. Anche quello tradito dai partiti.
Tra l'altro, mi sembra che la corsa al referendum abbia stimolato divisioni tra proporzionalisti e maggioritari che difficilmente troveranno una sintesi. Senza neppure il merito di aver fatto emergere posizioni chiare e univoche, dato che è ancora il tatticismo a prevalere.

A proposito di governabilità, anche voi radicali, come i referendari, siete contrari al premio di maggioranza.

Non siamo contrari a un premio di maggioranza che garantisca la governabilità, ma all'attuale "truffa" che dà il 55-60% dei seggi a chi ha il 25-30% del consenso.

Ma come mai ha dichiarato di temere molto un voto con il Porcellum e i parlamentari dimezzati?