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GOVERNO MONTI/ Totoministri, Welfare: sarà Carlo Dell’Aringa?

Carlo Dell’Aringa è Economista del lavoro presso l’università Cattolica di Milano e presidente dell’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

Carlo Dell’Aringa - Foto Ansa Carlo Dell’Aringa - Foto Ansa

Carlo Dell’Aringa è Economista del lavoro presso l’università Cattolica di Milano e presidente dell’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), nonché uno dei maggiori esperti delle problematiche inerenti al settore. Cattolico che piace ai sindacati, è stato uno degli estensori del Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia coordinato da Marco Biagi, poi assassinato dalle nuove Brigate Rosse. Laureatosi nel 1963 in Scienza politiche alla Cattolica, ha successivamente conseguito il dottorato in Economics, al Linacre College di Oxford nel 1970.

Dal 1982 è Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia e Commercio Cattolica, mentre dal 1981 al 1982 è professore straordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara. Presso la Cattolica ricopre anche l’incarico di direttore del Centro di Ricerche Economiche sui problemi del Lavoro e dell'Industria (C.R.E.L.I.). Intellettuale che non si è né schierato politicamente, né ha propensioni preordinate per nessuna delle parti sociali, è decisamente stimato, avendo buoni rapporti con tutto il mondo delle parti sociali. Persona equilibrata e molto sobria, è da più parti indicata come idonea a ricoprire un ruolo tanto delicato e vitale: assieme all’economia, il nuovo ministro del Welfare dovrà occuparsi - infatti - delle tribolate e determinanti pensioni di anzianità.

Inoltre, il nuovo ministro del Welfare dovrà affrontare il tema della flessibilità del mercato del lavoro e avrà il delicato compito di aprire il tavolo di consulta per la riforma dello Statuto dei lavoratori, con un occhio quanto mai necessario alle politiche per l’occupazione giovanile e ai relativi ammortizzatori sociali, campo in cui gli altri paesi dell’Unione Europea sono decisamente più avanti storicamente. Insomma, a Bruxelles chiedono impazienti come funzioneranno i crediti d'imposta per chi offrirà nuovo lavoro nelle regioni svantaggiate; come sarà favorita l'occupazione giovanile e femminile; cosa prevede la tanto propagandata revisione dei contratti di lavoro.