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IL CASO/ 1. Le monetine contro Craxi, così uguali a quelle contro Berlusconi

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Festa in piazza dopo le dimissioni di Berlusconi (Ansa)  Festa in piazza dopo le dimissioni di Berlusconi (Ansa)

Un week-end senza campionato di calcio permette persino a una delle più sgangherate, anche se ricca di ascolti, trasmissioni della Rai come “Ballarò” di andare in onda il sabato per via straordinaria e di fornire il solito quadro politico da “bar”, con alcuni raffinati commentatori della crisi italiana. C’era pure la bionda Concita De Gregorio, uno degli ultimi fallimenti incarnati di quel grande giornale che fu “l’Unità”.

Naturalmente l’abile conduttore Giovanni Floris inframmezzava il dibattito con le contestazioni al dimissionario Silvio Berlusconi davanti a Palazzo Grazioli e davanti al Quirinale. Subito scattava il paragone tra gli insulti a Berlusconi e le monetine che vennero lanciate a Bettino Craxi, davanti all’Hotel Raphael, il 30 aprile 1993.

Non c’è nulla di strano per gli italiani, in questi paragoni e in queste schematizzazioni. Se si va a vedere i messaggi di quel lontano 1993, spicca il contenuto del primo, citato nelle enciclopedie della rete: “Il momento più bello della storia italiana dopo quello di piazzale Loreto nel ’45”. Un ricordo del 25 aprile, della Liberazione si ascoltava anche sabato sera, davanti a Palazzo Grazioli e al Quirinale. Alla fine usciva una sorta di “comunicato mediatico” di continuità tra la politica di Mussolini, Craxi e Berlusconi. Lasciamo volentieri agli storici (che in Italia sono notoriamente bravissimi e molto competenti nel dimenticare) di declinare in sede storico-scientifica un messaggio di questo genere. Restiamo sulla contestazione a Craxi davanti al Raphael e quella fatta contro Berlusconi. 

Il segretario del Psi era stato coinvolto “perché non poteva non sapere” nell’inchiesta di “Tangentopoli”, quella che ha regalato agli italiani la famosa “seconda repubblica”, la perenne e inconsistente transizione durata un ventennio, una sorta di Araba Fenice che “tutti sanno dov’è ma nessuno lo dice”. Pur avendo fatto alcuni errori negli ultimi anni, Craxi stava ritornando a Palazzo Chigi, non aveva infierito sull’implosione dell’Urss e del comunismo, anzi aveva sdoganato i comunisti italiani nell’Internazionale Socialista (che era molto diffidente) e pensava a un bipartitismo morbido del sistema italiano, con la Dc sul centrodestra e il Psi e l’ex Pci sul centrosinistra.

Gli ex comunisti erano in perenne trepidazione, per l’uscita delle carte da Mosca che dimostravano il loro legame inequivocabile, in una autentica “Tangentopoli” mondiale, con l’Unione Sovietica. Basterebbe ricordare, tra le molte rivelazioni cancellate, il conto ASS 100203939/560 sulla filiale londinese della Bank of Cyprus per capire quali traffici esistessero tra il “partito diverso”, il partito della “questione morale” e l’Unione Sovietica.



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COMMENTI
14/11/2011 - i clacson italici (Alberto Consorteria)

Ma dai, è la cosa più normale del mondo: ricordo a Bologna i caroselli in formato Champions League per la vittoria di Guazzaloca. è bello festeggiare. è folklore. Craxi c'entr poco. è folklore. Il PDL doveva gestire in un altro modo il 2008, quando la sinistra autoimplose. Fu un'occasione straordinaria di confronto, persa. Fini calò le braghe, salvo poi pentirsi come una zitella. Casini resistette. Un PDL senza congresso, senza primarie, fatto di Bondi e tirapiedi perse l'occasione di portare una faccia nuova. E ora che la storia fa quello che andava fatto da anni, ossia fracassare un'idea vecchia, quella berlusconiana, è la cosa più normale che tutti festeggino: e cosa dovrebbero fare?

 
14/11/2011 - Non c'è due senza tre? (Vulzio Abramo Prati)

Ricordiamo che dopo Piazza Loreto, nel 1948, le elezioni le vinse la DC, dopo il Raphael, nel 1994, le elezioni le vinse Berlusconi, quelle piazze non hanno mai vinto perchè la gente poi sceglie i moderati, al loro posto, se non altro per scaramanzia, avrei evitato certe manifestazioni!