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Politica

IL CASO/ 1. Le monetine contro Craxi, così uguali a quelle contro Berlusconi

Festa in piazza dopo le dimissioni di Berlusconi (Ansa)Festa in piazza dopo le dimissioni di Berlusconi (Ansa)

Le ragioni e gli interessi dell’oligopolio mondiale finanziario conoscono poche regole e non guardano in faccia nessuno. Questo oligopolio sta vacillando perché il suo sistema finanziario è sostanzialmente fallito, ma non lo vuole riconoscere e soprattutto non vuole rinunciare al suo ruolo predominante e ai suoi privilegi concentrati in una nuova classe sociale transnazionale. Non sono congiurati o complottatori, sono solo portatori di interessi forti che minacciano, spaventano, speculano come è nel loro mestiere e continuano a determinare l’agenda politica ed economica secondo le loro esigenze.

Per contrastare un simile potere ci vorrebbero protagonisti politici forti, capaci almeno di trattare una via d’uscita onorevole per tutti. Ma questo non è il caso di Berlusconi e non sarà, molto presto, neppure il caso di Nicolas Sarkozy, di Angela Merkel e di Barack Obama. Tutte queste “comparse della politica” sono solamente terrorizzate dall’apertura dei mercati ogni lunedì della settimana.

Che in un simile quadro finanziario-politico la sinistra italiana, o i gruppi di destra-sinistra, ben organizzati, vadano a cantare “Bella ciao” al Berlusconi dimissionario è solo un aspetto folkloristico e grottesco, che rivela una ulteriore trasformazione antropologica italiana in peggio. C’è un popolo che, al posto di guardare alle persone, anche quelle sconfitte, con il rispetto che gli si deve, preferisce far festa, cantare, ballare, come fanno i tifosi allo stadio nel famoso “tifo-contro”. In questo caso c’è anche qualche cosa di più. C’è la miopia politica e la negazione di una realtà durissima. Anni di antipolitica non potevano procurare che questo.

Se il governo Monti è una sorta di “ancora di salvezza” per l’ormai famoso spread e una tutela contro la speculazione, come è possibile non porsi domande sulle regole della democrazia che vacillano? Come è possibile piegare alle ragioni dei mercati anche una parte consistente della sovranità nazionale? Si potrebbe almeno rifletterci sopra?

Eppure, il finto decisionista Bersani festeggia, brindando in sezione. Il fantasioso Vendola si sente liberato come il popolo che ballava e insultava. La Bindi, Di Pietro, Franceschini e altri si sentono vincitori di una svolta epocale: la nuova via finanziaria al socialismo. C’è solo da ridere, per non mettersi a piangere.

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COMMENTI
14/11/2011 - i clacson italici (Alberto Consorteria)

Ma dai, è la cosa più normale del mondo: ricordo a Bologna i caroselli in formato Champions League per la vittoria di Guazzaloca. è bello festeggiare. è folklore. Craxi c'entr poco. è folklore. Il PDL doveva gestire in un altro modo il 2008, quando la sinistra autoimplose. Fu un'occasione straordinaria di confronto, persa. Fini calò le braghe, salvo poi pentirsi come una zitella. Casini resistette. Un PDL senza congresso, senza primarie, fatto di Bondi e tirapiedi perse l'occasione di portare una faccia nuova. E ora che la storia fa quello che andava fatto da anni, ossia fracassare un'idea vecchia, quella berlusconiana, è la cosa più normale che tutti festeggino: e cosa dovrebbero fare?

 
14/11/2011 - Non c'è due senza tre? (Vulzio Abramo Prati)

Ricordiamo che dopo Piazza Loreto, nel 1948, le elezioni le vinse la DC, dopo il Raphael, nel 1994, le elezioni le vinse Berlusconi, quelle piazze non hanno mai vinto perchè la gente poi sceglie i moderati, al loro posto, se non altro per scaramanzia, avrei evitato certe manifestazioni!