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IL PALAZZO/ Ecco perché Napolitano ha scelto Monti

Pubblicazione:lunedì 14 novembre 2011

Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

La nomina di Mario Monti a senatore a vita per la guida di un governo con Pdl e Pd non è stata un’improvvisazione. È evidente che da tempo il Quirinale si preparava a fronteggiare un Berlusconi costretto alle dimissioni in una situazione di tempesta finanziaria. Per comprendere le ragioni di fondo che muovono il Capo dello Stato vanno ricordati certi antefatti.

Un anno fa Napolitano ha letteralmente salvato Berlusconi da un sicuro voto di sfiducia imponendo a Fini di far prima votare la legge finanziaria. È così che Berlusconi ebbe due mesi di tempo per recuperare un sia pur risicato margine di maggioranza. Anche allora Napolitano dette la precedenza alla messa al riparo della situazione finanziaria. Ma era ben evidente che ormai gli equilibri politici e parlamentari erano stati minati e che si poteva profilare un improvviso collasso in un quadro di incontrollata agitazione dei mercati.

Alla rottura con il Presidente della Camera che determinava numeri incerti per la maggioranza si era aggiunto il "caso Ruby" che induceva Berlusconi a non chiedere più elezioni anticipate e metteva in agitazione la Lega che si trovava a condividere la perdita di consenso elettorale “carismatico”. Infine vi è stata la rottura con Tremonti (con una martellante campagna di discredito della politica economica del governo da parte della stessa maggioranza) che si è conclusa con totale perdita di credibilità e isolamento di Berlusconi in coppia con Tremonti nell’ultimo vertice europeo.

Quel che più conta nell’azione del Presidente della Repubblica è che dalle sue stesse parole emerge che la crisi richiede una svolta radicale sul terreno politico-parlamentare in quanto sebbene vi sia un contesto critico internazionale la fragilità italiana ha connotazioni specifiche soprattutto politiche. secondo una riflessione molto critica sull’ultimo ventennio. Il testo più esplicito e illuminante è stato il discorso che Napolitano fece al Meeting di Rimini e in particolare i due passi in cui definiva la negatività del ventennio trascorso: il degrado economico ed il degrado politico.

“È un fatto – sottolineò Napolitano – che da due decenni è in aumento la diseguaglianza nella distribuzione del reddito dopo una marcia secolare in senso opposto e lo stesso può dirsi del tasso di povertà. Si impone perciò una svolta”.

Alla denuncia del declino economico e sociale avvenuto con la “Seconda Repubblica” si saldò quindi quella del degrado politico: “Non fatevi condizionare – disse a Rimini – da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obiettivi di potere e anche personalismi dilaganti in seno ad ogni parte”.


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COMMENTI
15/11/2011 - Vicenda poco edificante per le sorti nazionali (Salvatore Ragonesi)

Ugo Finetti espone una serie di considerazioni abbastanza plausibili sui motivi che hanno indotto il Presidente Napolitano a scegliere Monti per la formazione di un nuovo governo.Egli però non spiega perché Monti è stato nominato con precedenza assoluta senatore a vita,quando invece si sarebbe dovuto evitare un simile "pasticcio",che ha indubbiamente un peso notevole sulla formazione di una necessaria simpatia popolare.E si determina un dissenso netto da parte di quel mondo che vorrebbe il rispetto non solo delle forme della vita democratica,ma anche della sostanza etica nei modi di accesso al potere.E il prof. Monti del resto avrebbe riscosso maggiori consensi se avesse rifiutato una nomina a senatore tanto improvvisa quanto indigesta da una opinione pubblica non necessariamente filoberlusconiana.Si attendeva con ansia la discontinuità sul terreno morale e la messa in atto di un nuovo costume più sobrio e ne è venuta fuori una rinnovata spinta di chiara marca cortigiana e feudale,lontana persino dalle richieste puritane dello stesso azionismo liberale dell'ambiente bocconiano.Brutta vicenda italiana,poco gloriosa per le sorti nazionali.