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GOVERNO MONTI/ 2. Dini: Prof, se vuol durare si scordi patrimoniale e sindacati

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Mario Monti e Lamberto Dini (Ansa)  Mario Monti e Lamberto Dini (Ansa)

La priorità è ridurre la spesa con riforme strutturali. Una necessità cui nessuno, finora, ha fatto il minimo cenno. Per far questo occorre procedere, anzitutto, con una spending review, un’operazione strutturale che comporti una revisione fondamentale di tutti gli strumenti di spesa dell’amministrazione pubblica e che metta mano alla loro organizzazione. Si deve, inoltre, arrivare all’abolizione graduale delle pensioni di anzianità e adottare il meccanismo del “pro rata contributivo” per tutti i lavoratori.

Pare che, in effetti, sia questo quello che intende fare il nuovo governo. Sempre che goda del sostegno dei sindacati…

Lasci stare i sindacati! Se questo governo deve avere il sostegno di tutti, non andrà da nessuna parte. Tanto valeva tenersi il governo politico…

Come si abbatte, invece, il debito pubblico?


Procedendo con la vendita del patrimonio immobile dello Stato - si tratti di terreni o edifici -, di tutta quella parte, ovviamente, che non abbia un interesse strategico per il funzionamento dell’amministrazione pubblica; e realizzando un massiccio programma di privatizzazioni. Vendendo, ad esempio, Bancoposta. O le municipalizzate, aziende che spesso rappresentano una fonte di un sottobosco politico, ma pur sempre in grado di produrre e distribuire energia, dotate di grande valore e non di rado quotate in borsa. Ebbene, lo Stato non ne ha bisogno. Le venda. Con queste operazioni deve puntare a recuperare, entro il 2013, 200 miliardi di euro.

Non trova che l’esecutivo guidato da Monti possa arrischiarsi anche in misure che non siano di natura strettamente economica?


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