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FIDUCIA MONTI/ Il misterioso biglietto è firmato da Letta (Foto)

Ha una paternità l’inizialmente anonimo biglietto firmato “Enrico” che  il neo presidente del Consiglio Mario Monti, accingendosi a ricevere la fiducia, aveva tra le mani. 

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Ha una paternità l’inizialmente anonimo biglietto che  Mario Monti, accingendosi a ricevere la fiducia, aveva tra le mani. Una palese dichiarazioni di interesse era sembrata ai più. Di interesse ad avere una poltrona, chiesto con un fare neanche tanto velato. Nel “pizzino”, inviato al professore della Bocconi si leggeva: «Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!». La firma era quella di tal Enrico. A molti era parso l’inaugurazione del consueto valzer di cariche e poltrone che segue all’insediamento di ciascun nuovo governo. Viceministri, sottosegretari, capi di gabinetto, uffici stampa e via dicendo. Ghiotte occasioni su cui mettere le mani per aumentare il proprio potere o mantenere un incarico privilegiato. Tuttavia, data la provenienza, a questo punto è contemplabile l’ipotesi che non si tratti del tentativo di un’ascesa personale, ma di una pressione in nome del partito d’appartenenza. La mano che ha scritto il messaggio sarebbe quella, infatti, di Enrico Letta. Che del Pd è vicepresidente ed è, in effetti, realisticamente credibile che sia stato mandato in missione per sondare il terreno con Monti, per capire quante chance ha il partito di Bersani di vedersi rappresentato. Letta, raggiunto da Il Corriere della Sera, avrebbe confessato: «Sì il biglietto è mio, ma non è auto candidatura, solo un'apertura al governo come indicato dal segretario Bersani». Nel frattempo, la Camera ha votato la fiducia al nuovo governo, che si è insediato definitivamente ottenendo la cifra record di 556 sì contro 61 no. L’ex commissario europeo aveva chiesto di concedergli una fiducia non cieca, ma «vigilante». Poi, ha aggiunto: «Ci sentiamo veramente in spirito di servizio, con un atteggiamento di umiltà, ma anche di determinazione, per favorire una almeno parziale deposizione delle armi». La speranza, che però suona quasi come un avvertimento, è quella di poter «agevolare la presa di posizioni, anche non facili e gradevoli, nel breve periodo».