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G20/ Tutte le misure shock al vaglio del governo. C’è anche la patrimoniale

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Il vertice di ieri non ha dato i frutti sperati. Pare a causa degli screzi tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Quest’ultimo, avrebbe chiesto un forte segnale di discontinuità, rinfacciando al premier che, agli occhi dell’Europa e dei mercati finanziari, è lui il vero problema. Gli avrebbe chiesto,quindi, in buona sostanza, di fare un passo indietro e dimettersi. In ogni caso, tra il nuovo vertice convocato questa mattina a Palazzo Chigi e il Consiglio dei ministri straordinario di questa sera, convocato alle ore 20, il governo dovrà mettere a punto delle misure concrete e giungere ad un accordo definitivo. Domani, infatti, inizia il G20 di Cannes, e il presidente del Consiglio non potrà presentarsi certo a mani vuote. Soprattutto, alla luce della debacle della Borsa di ieri, quando Piazza Affari è crollato di quasi il 7% e lo spread con i titoli di Stato tedeschi che hanno superato la soglia dei 450 punti. A questo punto, se le istituzioni europee dovessero bocciare le nuove misure del governo, per l’economia sarebbe il preludio a un disastro.

Per questo, tali misure si accingono ad essere draconiane. A tal punto che Berlusconi ha fatto sapere: «mi fanno venire l'orticaria solo a pronunciarle». Il premier ha rivelato che gli avrebbero detto di fare come Amato nel ’92. Quando si resero necessari dei provvedimenti estremamente dolorosi per salvare la lira. Provvedimenti, come ha lamentato, contrari ai capisaldi che predica da vent’anni e che ha già dovuto, in parte, abbandonare con la manovra estiva. Ma che, tuttavia, ha garantito, in un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel, che porterà a termine per poter dimostrare all’Europa che l’Italia gode dell’affidabilità che le viene richiesta. Sarà, quindi, con ogni probabilità, necessario introdurre, anzitutto, la patrimoniale. Alzare, inoltre, ulteriormente l’Iva, dare vita ad un piano di  dismissioni del patrimonio dello Stato, ad uno di liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e delle professioni e a un altro di privatizzazioni. Vi è poi, pare, la necessità di una lunga serie di condoni e di un concordato.

 


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